La madonna collage

Abbazia di Vezzolano, posto pazzesco, veramente mistico.
C’è una sala con qualche ex voto, oggetti che mi affascinano da sempre.
Guardate questo: 1913, un altro mondo, mio nonno in quella data aveva un anno. Se la sua famiglia fosse partita per raggiungere quell’abbazia sarebbe stato un viaggio.
Oggi io ci vado e ci torno in un’ora. Faccio la scampagnata.
Il mondo era altro, differente, queste donne portavano gonne lunghe di foggia ottocentesca, il voto? Ma per favore.
Di lì a poco, la guerra.
In quell’anno, nella vita di queste persone succede un fatto doloroso. Una cesura, uno strappo, che si risolve positivamente, che li fa pensare al miracolo, all’incursione del divino nella loro esistenza. Allora bisogna ringraziare il dio, raffigurando l’evento.
Chissà chi erano? Poveri o benestanti?
Chissà chi ha disegnato il ringraziamento. Qualcuno della famiglia o si è ricorso a un esterno, magari uno “specialista”, qualcuno che lo faceva di mestiere?
Qualcuno che li ritrae e ritrae il salvifico, l’eccezionale, il divino nelle loro vite con un’immagine appiccicata sul foglio, una madonna collage che salva e fa vivere.
Vite comuni, forse ora dimenticate o affidate alla memoria di pochi, famigliari, nipoti.
Quest’immagine ce ne restituisce un pezzo.
Un momento di quelle vite, ritenuto da loro stesse eccezionale, una data, un nome che le strappa un po’ all’oblio e ci fa fare l’esperienza dell’altro nel tempo, ci rispecchia, ci proietta, ci sposta, per un istante, altrove, ci permette una scheggia di identificazione.
Gente che era come noi siamo.
La potenza del racconto.


micronarrazioni

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