La direzione delle parole

Posso dire dove 
mi hanno toccata certe parole:
fra la guancia e l’occhio
come qualcosa precipitato dall’alto
inaspettato e freddo,
premonizione di pioggia, di caduta
di un grave, l’allerta palpabile
che fa alzare la testa, rizzare il pelo, 
direzione di parola accennata, 
che schizza, che tocca appena
che eppure allarga in ventre la pena
perché la pelle ha avvertito
il sottile disprezzo o solo la voglia
di dare un buffetto.

Hanno direzione i suoni che escono dalla
bocca, traiettorie e densità:
un tocco sulla spalla, scherzoso
un abbraccio
parole che passano oltre e non sfiorano
che leniscono o che vanno a spalancare 
la ferita già aperta
parole che sfrecciano nell’aria, saette
parole che rimbalzano e tornano indietro
come non fossero state emesse mai
da chi, in fondo, parla solo per sé.

Ma mi tocchi lo sterno, tu, mi apre la parola
che dici, mi attraversa tutta, mi mostra direzioni e spazi
che non immaginavo.

Come quella volta, 
nel buio, senza vederti le labbra
ho sentito le parole
incavo di mani che accoglie la faccia
e puoi chiudere gli occhi,
stare.


poesie

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