Anche se non alzi gli occhi

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Waking up to Billie Holiday

Sarà che sto guardando serie in inglese a manetta, sarà che mi sveglio ascoltando Billie Holiday, sarà che per me, ho deciso, è primavera, ma oggi mi è venuto fuori questo robo qui. Ho giochicchiato con la lingua inglese. Chiedo scusa ai madrelingua, a chi conosce la metrica anglofona, a chi, l’inglese, lo sa, ma fare questi giochetti mi diverte. Un grazie a Alex Valente che ha corretto le mie bestialità.
E infine: più Billie Holiday per tutti!

Waking up to Billie Holiday

I want a white rose in my hair
I want your words in my ear
a blanket on the meadow
to look out of the window
a man that loves my back when I sleep
a hand that touches me so deep
an afternoon with nothing to do
I want to want you
to be in love with everyone and no-one
a silly dream, I know, but fun
I want my mind to have a spotless light
and something that flies and my own height
a prayer on a sunny day
a place where I love to stay
I want all my favorite things
I want an hour of Spring

Sull’inesistente opposizione fra poesia scritta e poesia orale

C’è un fuori
c’è un dentro.

Ovunque sento.

My favorite things: chiacchiere al bar con amici

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Un imbroglio

Non mi è chiaro
se m’imbroglio o mi sbroglio
mentre cerco di capire
perché voglio ciò che voglio.

Raccomandazioni per mia madre quando sono triste

Ma no ma no, mamma
che non mi do per vinta
ma no che non mi faccio del male
e no che non mi lascio andare

È questo essere
figli del mondo che fiacca che lotta
che talvolta risacca
è questo andare dei giorni
mica è sempre festa
mica è sempre ora

Ma tu mamma non ti devi preoccupare
hai nascosto doni dalla parte del cuore
hai detto vai sei libera hai detto gioia
mi hai fatta figlia del mondo, come te, e diversa
abbiamo piedi ossuti
muscoli
e camminiamo

Un piede storto
uno dritto
e sai come si dice, via andare

I timidi

Con certe persone
è questo guardarsi da dietro gli occhi
saettare, muoversi dentro
tacere
e in fondo dirsi.

Penelope a modo mio

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Mentre strofino il rubinetto

A ben guardare
tutto lascia traccia del proprio passare.
Come l’acqua il calcare.

Back stage di un corteggiamento

Mi vedi?
Mi muovi.
Ci giochi?
Ti crepi?
Mi lasci vedere più sotto la pelle?
Ti mostro le cose, le cose più belle.

La cicatrice

Sta sulla mia bocca
visibile senza gridare

è stato il cane, dico a chi domanda:
da ragazzina, nel giocare
ha morso ma poi si è pentito – preciso
l’ho toccato dove aveva male

E penso al muso a terra, il guaito
la sua comprensione animale, la pena
di aver provocato dolore

Un modo di imparare
dei modi, suo malgrado
in cui il bene può tagliare
in cui sbreccia l’amore
– e canzono da me
mentre la dico
la conclusione sapienziale –

Ma poi è vero
che mi lascio amare soltanto
da chi sa vedere entrambi

il segno sul viso
la breccia e il sorriso

Se io potessi

Fare come la forza del polline
fare come una cosa sospesa
 
In viaggio
 
Qualcosa che porta qualcosa
 
Se io potessi
fare il volo del seme
con la stessa caparbia missione
con la stessa potenza leggera
 
E poi, a tempo, imparare
 
La cedevolezza del fiocco
 
Neve che infine si scioglie
scompare

Le stanze dei poeti

In una stanza si misero tutti i poeti
colti
alcuni sapevano veramente molte cose
alcuni non si coltivavano per niente
alcuni facevano sfoggio
alcuni le tenevano per sè
alcuni costruivano un pezzo tu un pezzo io
torri di sapere
dispositivi per salire
alcuni guardavano le torri e si sentivano bassi troppo in basso
altri avevano gli occhi luccicanti
per tutto ciò che potevano vedere da lassù

Poi c’era una stanza
con tutti i poeti giocherelloni
alcuni erano incommensurabilmente tristi
altri si annoiavano
altri pensavano che quello era il luogo
dove tutti avrebbero dovuto stare
alcuni erano molto molto arrabbiati con gli altri
là fuori
altri si inventavano una lingua nuova
che li divertiva tantissimo
e faceva fiorire le parole

Poi c’era la stanza
dei poeti politici

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Una mattina che mi sveglio davvero convinta che

Se tutto fosse sempre
alchimia di gioia
sai che noia.

Filastrocca che devo comperare un computer nuovo

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A proposito di un amore che non ho mica capito

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Filastrocca del tutto mediocre

Mediocre la mia vita
mediocre il mio vicino
mediocre la musica il canto il vino
mediocre il libro, l’ossessione
mediocre il dolore, la confusione
l’essere in terra, il tu, l’io
mediocre l’idea o l’assenza di dio
mediocre il centro la speranza
mediocre ogni verso ogni mia stanza
concetto passione o l’irrazionale
bisogno di averti vicino

A volte mi pare mediocre il mattino

Poi viene qualcosa che mi fa voltare
e all’improvviso comincio a osservare

Non era il mondo, era il guardare:
mediocre il mio occhio
mediocre il pensiero
non vedere davvero.

Gioco bouquet

Gioco.

L’altro giorno ho fatto un gioco.
Ogni tanto faccio questi giochi sbloccatesta, quando son giù.
Avevo in mente dei modi di dire e un’immagine, quella del bouquet.
Ho usato questo blocco (frasi + bouquet) come incipit e poi mi sono inventata delle variazioni.
A me son venute queste.
Chi vuole giocare giochi pure qua sotto con le sue.

Bouquet 1 (della sposa rompiballe)

Dei nervi a fior di pelle
di quello scoperto
del punto dove la lingua batte
del dente che duole
del tallone d’Achille
ne hai fatto bouquet:
ora attendi lo sposo
la forma da infilare al dito
l’antidoto in carne da marito.

Bouquet 2 (dell’amante abbandonata)

Dei nervi a fior di pelle
di quello scoperto
del punto dove la lingua batte
del dente che duole
del tallone d’Achille
ne ho fatto (marcito) bouquet:
il mio amore non viene più da me.

Bouquet 3 (dell’avanti tutta)

Dei nervi a fior di pelle
di quello scoperto
del punto dove la lingua batte
del dente che duole
del tallone d’Achille
ne ho fatto bouquet:
da gettare all’indietro
lontano da me
oltre l’ostacolo il cuore
oppure si muore.

Bouquet 4 (della fragilità)

Dei nervi a fior di pelle
di quello scoperto
del punto dove la lingua batte
del dente che duole
del tallone d’Achille
ne ho fatto bouquet:
corolla e foglia
verde e preziosa
dono per te,
la parte più fragile di me.

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Poesie per bambine grandi

Con cosa sto bene?

Come l’arancione con l’azzurro
l’accostamento del tono di verde sul verde più chiaro
io sto bene con lo sbriciolare del biscotto
al tavolino del luogo illuminato
lungo lo stelo che cresce e nel racconto dell’esistere delle cose
fra occhio e occhio
nel meccanismo di gioco
fra emissione e ascolto, nel farsi della parola
con il movimento dei raggi della ruota
e poi qui.

Vestire i miei panni
non chiedo molto altro
poterli poi di tanto in tanto mutare
svestirmi del fuori
a costato aperto
rimanerti di fronte, sottopelle
rossa e blu.

Perché possa andare fuori

La persona
va per la strada
va al mare
va al lavoro
va al bar
va nella barca
va sull’aereo
va nella farmacia
va nei paesi
sulle montagne
va altrove.

Poi torna.

Dove abita il tuo sguardo, persona?
Le domanda qualcuno.

La persona ripone nella casa lo sguardo.

E la casa è sé ed è l’altro.

La casa è la voce che fa la domanda,
è il corpo che custodisce lo sguardo da dentro
perché possa andare fuori.

Che hai da guadare?

Hanno messo vestiti di velluto e berretti nelle vetrine.
E sul fiume ricomincia il rito delle foglie a cadere.

Il rimprovero
immagino, di un passante che mi guarda scuro
per questo rinnovato
pensare alla stagione:
Cos’hai da stupirti ancora? Sempre viene e di te non si cura.

Sarà che siamo esseri nel tempo
sarà che ti penso
come cosa che trascorre via
sarà che mi ha salvata sempre
questa meraviglia mia.

Versi d’estate (pantone)

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Fine agosto

Ritiro la maschera
che fa vedere nell’acqua
i pesci
e con lei
qualcosa della stagione
che fa risplendere sul corpo
la luce.

La indosso.

La maschera non mostra – e ci speravo –
qualcosa di ciò che sta per venire – nemmeno appannato.

Sono un sommozzatore di fine stagione.

Un’apnea casalinga.

Un nuotatore in cucina.

Anfibio spiaggiato senza battigia.

Una forma di vita sciocca
che oppone resistenza al tempo
che viene.

Da qualche parte una madre chiama
dai, dice, dobbiamo andare.

Penso che a casa ho un sacchetto di biglie
dei sassi
voglia di giocare.

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Formula semplice scaccia idiozie per bambine anche grandi

Alto
lungo
bruno
bianco
pieno
tondo
cicciottello
il tuo corpo
è
molto
bello.

Sul treno, mentre penso alla gioia di certi giorni e poi a quando viene il dolore

Non credo il punto sia
la felicità

Ma la pienezza del nostro
passare

Il punto è tondo

La relazione con il mondo

Ha luce bassa oggi la mattina
non rimbalza luccichii sulle cose
ed è, questa, una buona dimensione del tempo

osservare l’orizzontale il verticale
l’insetto sui bordi dei vasi
e tutto il suo cercare

ferma, tu, occhio, iniziare un giorno
sentire la tentazione di sempre
poter trattenere qualcosa, il desiderio, l’infanzia
oh fermalo, fermalo per me, fammene dono

l’aria eppure sempre si muove, ed è
una buona lezione del tempo

Non sei un albero

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