CHI SONO

Alessandra Racca o la Signora dei calzini


Alessandra Racca, torinese, conosciuta sul palco e sul web come la “Signora dei calzini”,  scrive poesie che si sono infilate in rete, riviste, pubblicazioni varie e nelle raccolte Nostra signora dei calzini (2008, Ed. Seed), Poesie antirughe (2011, Neo Edizioni) , L’amore non si cura con la citrosodina (2013, Neo Edizioni).

Consigli di volo per bipedi pesanti (2016, Neo Edizioni) è il suo ultimo libro.

Appassionata di poesia “ad alta voce”, fermamente decisa a dimostrare che la poesia non è una noia, è autrice di reading nei quali mescola poesia e teatralità a una dose massiccia di ironia e musica.

Dal 2008 porta i reading in viaggio per l’Italia, collaborando con musicisti ed altri artisti, leggendo su spiagge, piazze, in locali fumosi, su piccoli e grandi palchi, al Sud, al Centro e al Nord, in biblioteche, teatri, festival, boschi, librerie, sexy shop e una volta anche in canoa.

E’ inoltre slammer e organizzatrice e presentatrice di poetry slam, contest fra poeti con giuria popolare (Poeti in Lizza, Storie in Lizza, Voci della città,  Atti impuri poetry slam). Fa parte del direttivo della Lega Italiana Poetry Slam e ne è coordinatrice per il Piemonte.

Nel 2017 è stata selezionata per il progetto residenziale europeo La poesìa anda por las calles, per la costruzione di uno spettacolo in quattro lingue sulla poesia.

Tiene corsi di scrittura creativa utilizzando il linguaggio poetico e la voglia di giocare con le parole.

Perché Signora dei calzini, le scrive ogni tanto qualcuno?

Perché la poesia che amo sta dalle parti dei calzini:
scalda, accompagna, colora
aiuta ad andare lontano
è con il corpo
è materica, si sporca, ha odori
è fatta di fili che si intrecciano e compaiono e scompaiono gli uni sotto e sopra gli altri, fra trama e ordito
ha a che fare con ciò che a volte si perde, è nascosto, un po’ misterioso (come i calzini che scompaiono)
sta fra le cose di tutti i giorni, come la lingua che parliamo (è l’eccezionale nel quotidiano, ma ha anche a che fare con ciò che è eccezionale perché quotidiano)
osserva da altre prospettive

(La poesia è anche tante altre cose che non c’entrano con la metafora dei calzini, ma insomma, non si può mica pretendere che una metafora dica tutto…)

E poi perché è sempre bene non prendersi troppo sul serio: la parola poeta spesso mi fa stare scomoda, mi sento più comoda come Signora dei calzini.

 

 

 


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