Un post del 9 marzo

Perché alcune donne, come me, ad esempio, se fate loro gli auguri l’8 marzo vi rispondono (a seconda dei temperamenti) “auguri un cazzo”, “c’è poco da festeggiare”, “non è una festa” e altre simpatiche locuzioni che possono suonare come un rifiuto della vostra gentilezza e/o galanteria, oltre che un imperdonabile segno di guastafestismo.
Queste donne non ce l’hanno con voi e la vostra mimosa, tendenzialmente non vi rispondono così per stronzaggine e acidità, ma perché ritrovano nel vostro innocente, gentile, premuroso augurio e gesto, nel vostro considerare l’8 marzo “la festa della donna”, la negazione totale di ciò che per loro l’8 marzo significa. Guastafeste? Depresse? Precisine?
Leggete qui e forse darete loro ragione: http://it.wikipedia.org/wiki/Giornata_internazionale_della_donna
Vedrete che l’8 marzo nasce da una stratificazione di eventi/manifestazioni legate alla rivendicazione di diritti e parità negate. Che la mimosa era un simbolo usato dalle donne per rivendicazione e che ci sono stati momenti in cui è stato considerato “eversivo” portarlo.
Ed è per questo che alcune, come me, non amano che l’8 marzo venga considerata una festa della donna in quanto essere meraviglioso, stupendo, alle quale regalare dei fiorellini giallini tanto carini: perché il senso della giornata, in questo modo, si perde e, anzi, l’8 marzo diventa una cosa che francamente mi fa venire l’orticaria.
L’8 marzo non nasce perché le donne sono “esseri meravigliosi”: ci sono donne stupende, donne medie, donne che sono esseri umani terribili, esattamente come gli uomini.
Non ci serve una festa per la galanteria, per giocare alla guerra dei sessi (“e allora quando c’è la festa degli uomini?” “mio marito non mi ha regalato le mimose che cafone” “oggi che è l’8 marzo lavo i piatti così lei è contenta”), per uscire con le amiche.
L’8 marzo riguarda la parità.
Ed è una data che dovrebbe ricordarci che dobbiamo esigere di più, tutte, tutti, ad essere più ambiziosi.
A noi (uomini, donne), in Italia serve ad esempio che le paghe siano uniformi, quelle degli uomini e quelle delle donne, ci serve sostegno alla genitorialità (alla paternità e alla maternità), che le quote rosa non servano più (perché il numero di donne a ricoprire alte cariche sia favorito dal sistema sociale paritario), che una bambina possa ambire realisticamente a fare qualunque lavoro, esattamente come un bambino, che la violenza di genere, la violenza perpetuata sulle donne in quanto donne, venga combattuta con politiche sociali e fondi adeguati, che si sostengano con soldi e politiche adeguate le strutture che si occupano di donne abusate e di uomini abusanti.
A noi (uomini, donne), nel mondo, serve che in quei pesi dove non c’è parità, accesso all’istruzione, diritto di voto per le donne, si possa ambire a fare passi avanti.
L’8 marzo riguarda questo.
E “questo” non mi pare “una roba da donne”
Fine del pippone.
Ed ora beccatevi una poesia.

10 modi per assassinare una donna senza ucciderla

Uno, non volerla morta
è stupido volerla morta
una cucina
una lavatrice
una culla
un aspirapolvere, uno straccio per la polvere
un farmaco
un oggetto con molti buchi, bella
un peluches
non si vuole morta una cosa utile
si usa

Due uccidi, sì, ma il tempo
uccidile il tempo per il pensiero
non dare valore al suo tempo
dilatalo e restringilo
sottrai il controllo del tempo
fa che viva per gli altri
lo deve donare

Tre, la paura,
fa che abbia paura
descrivile la sua propria paura, dalle forma
che abbia paura di aver paura

Quattro, uccidile lo spazio
stringilo
definisci il suo spazio
definisci ovunque dove non può stare
restringi i suoi passi

Cinque, definisci il suo corpo
definisci vergognoso il sangue
ammutolisci i suoi orifizi
parla al posto loro

Sei, definisci la sua stupidità
definiscila stupida
in quanto tale
definisci femminile = stupidità
allontana le parole parlate o scritte
definisci stupide le sue parole

Sette, isola
fa che sia
sola,
che, sola,
abbia paura
di essere sola

Otto, ingravida la giovinezza
umilia la vecchiaia
uccidi la donna
ma non la madre
sposa la madre,
stupra la donna
fa che odi la donna nell’altra donna

Nove, deve dipendere
fa che impari a dipendere
fa che dica alla figlia
che anche la figlia impari

Dieci, anche picchiando
sbattendo
ruotandole la testa
moltiplicando gli spigoli
i denti, cercando lo scricchiolio dell’osso
rompendo ma soprattutto nella mente
vinci la resistenza
manovra il meccanismo maldestro del cuore

Da Liscio assassino, Editrize Zona.


e altre cianfrusaglie

2 commenti su “Un post del 9 marzo

  1. Alla fine, non l’ho ancora capito se l’8 marzo sia una festa utile, insulsa, degna, indegna, superflua, necessaria, insignificante, irrinunciabile…boh…quello che ho capito è che svolge una buona funzione: stimola la riflessione e non importa se in certe menti, magari lo fa solo per un giorno all’anno…almeno per quel giorno, pensano un po’…poi chissà, hai visto mai che ci prendono gusto e continuano anche i giorni dopo? 🙂

    Bellissime le riflessioni calziniche e la poesia…me la sono beccata molto volentieri
    🙂

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