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Considerazioni

Le vacche magre
e le vacche grasse
stanno
ai piedi del letto
belano
e qualcosa non torna

bisogna avere scorte
gioia di vivere
poi non so più
improvvisare
pare un’ottima
opzione

sapere molto
o molto poco
solo una parola di differenza

poi
non è tanto una questione di divertimento
avere fortuna o talento
non so
forse battersi

finché c’è qualcosa da imparare

l’azzardo d’amare

io ci sto

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L’impronta della mattina
la mezzaluna di caffè
la tazza che era sul tavolo

A settembre sembra tutto nuovo
anche le abitudini

Mi piaceva, prima di tornare a scuola
temperare le matite colorate
rimetterle in ordine, dal bianco al nero
il portapenne
e mia mamma che diceva:
andiamo a comperare i quaderni nuovi

Poi il diario e i libri che sapevano di stampa
soprattutto.

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Da Bastarde senza gloria, Sartoria Utopia

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Dico cose

Qui racconto, dico cose, blatero e pare che io mi prenda perfino sul serio per colpa di Anna Castellari che si è messa a farmi domande sulla via dei serpenti…

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Al mio primo capello bianco

Al mio primo capello bianco
voglio regalare niente di speciale
un pomeriggio perso, un’ora banale

al mio primo capello bianco
voglio regalare la noia
perché ha troppa fretta
deve imparare ad aspettare

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Da Poesie Antirughe, Neo Edizioni

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Preparando

Preparando la scaletta per il reading di mercoledì alla Scuola Holden di Torino.

A mezzanotte, dopo il concerto di Dente, tipo come Cenerentola, ma con i calzini….

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Riordinando l’armadio

Stamattina ho letto del progetto di una fotografa e una scrittrice che risuona con questa poesia che ho scritto qualche tempo fa e pubblicata in Poesie antirughe.

Eccola qui.

Ho chiesto ai calzini
l’arte di essere due
e di perdersi e
di ritornare

Ho chiesto alle lenzuola
l’arte del silenzio
e di accarezzare

Ho chiesto al cappotto
l’arte di proteggere
e riscaldare
e alle camicie
l’arte di far credere
e di rassicurare

E ho chiesto al cassetto
l’arte di nascondere
e di rivelare
e alla gruccia ho chiesto
l’arte di sorreggere
e di scomparire

Ho chiesto
alla gonna che non è mai stata indossata
l’arte di esistere – esistere malgrado tutto
e di aspettare
E ho chiesto alla polvere
l’arte di cadere
e di lasciarsi sollevare

Ho chiesto alle tarme
l’arte di mordere
e mordere e mordere
e scavare

E ho chiesto alla sciarpa
l’arte di abbracciare
e al costume da bagno
l’arte di inzupparsi
e di asciugare
e all’abito così splendido
l’arte di farmi bella
e di danzare

E ho chiesto
a quella tua vecchia maglia
che ancora conservo
che ancora non riesco a gettare
l’arte del ricordo
l’arte
di lasciarti andare.

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Serie dei muri

Un muro a caso

Abbiamo scelto un muro di casa
a caso lo abbiamo fatto nostro
uno mio uno tuo, personale
senza possibilità di scambio
o intrusione del convivente perché
- fa bene alla coppia – ci hanno detto, ma
al segnale pattuito (che può essere
voce di vicino o suono di campana)
si corre verso un terzo muro:
affiatamento sta nello scegliere
il medesimo, insieme, senza accordi vocali
solo: occhiate, strizzatine, prossemica involontaria
chimica dei corpi, ormoni, perché
- fa bene alla coppia – ci hanno detto ma noi
lo facciamo sbagliato, non ci diciamo
i muri, li litighiamo tutti
- l’avevo scelto io – no, io – no
creiamo tattiche di gioco
raffinate, siamo molto
scorretti, bariamo, invadiamo
i campi, confondiamo
i muri, generiamo crolli
ci divertiamo di più

Il muro di fronte alla stazione

Ha una crepa che si allarga
non per trascorrere del tempo
ma per cattiva e frettolosa fattura
eretto malamente stabile
il suo non sarà un crollo
ma un lento sostegno maldestro
che nasconde la colpa e regge la frattura

al terzo piano una bambina
scopre la meraviglia della corsa verticale
della lucertola, la vita nascosta della crepa
che non basta ma può salvare

Il muro di Clara

Ha staccato il poster con gli elefanti
perché è venuto il suo tempo
lo stesso chiodo regge il corpo di carta
del cantante il passaggio
dal gioco a giocare
qualcosa che ancora non sa
e si domanda come sarà baciare

Il muro del mio scontento

Lo faccio nero
lo riempio di botte
sono un duro
faccio muro contro muro

ma vince lui
la mia ragazza dice – il nero è lugubre
devo dare due mani di bianco
per farlo andare via

Il muro della bocciofila

Fuma e bestemmia
ma in silenzio
come Tonio da un anno
senza corde vocali
gliel’ha prese un cancro
ma lui non ci pensa
va a giocare
butta giù carte e vince
vadano tutti a cagare

Il muro decrepito

Han strappato i peduncoli dell’edera
l’han fatto pulito
prima dicevano vecchio
ora hanno scritto antico
aspetta il miglior offerente
si sente nudo
nemmeno una foglia di fico

Il muro del bagno

Se strofini con acqua e aceto
la macchia viene via
poi però torna
perché lì si trovava bene

quindi la possibilità è unica:
o capisci che è bella
o impazzisci

Il muro sotto il ponte

Gli pisciano addosso
e ci vanno a scopare
la ragazza che appoggiava le spalle
stasera si è graffiata
l’acqua sale lungo l’argine
tutto scorre ma dove scorre?
la pelle della schiena è nera
lui la vorrebbe rivedere

La muraglia marsigliese

Non esiste,
ma pensa dovrebbe,
per via del suono: “mur” “mar”
molto più bello.

Scrive lettere alla Cina
che vengono censurate
prima o poi va là
ruba tutti i mattoni.

Il muro di cartongesso

Della stanza grande ne hanno fatte due
e anche la cellula si è divisa
riempiono il vuoto
fanno spazio
qualcuno deve venire

Il muro della vicina

Rimbomba voci di tivù
lei parla al concorrente
dice che la sapeva
suggerisce risposte sbagliate

lo fa apposta
per fare un dispetto
solo il muro sa
gli altri hanno impegni fuori

I muri della casa del vescovo

Loro,
sì,
hanno
una
tensione
verticale.

Il muro del Paese

Si è deciso che tutti gli altri
non possono entrare:
dentro stanno gli uguali
fuori i diversi
Ma i diversi dicono:
guardate che siamo noi gli uguali
Allora rimangono confusi
escono loro, entrano gli altri:
dentro stanno gli uguali
fuori i diversi
Ma i diversi dicono:
guardate che siamo noi gli uguali
Allora rimangono confusi
escono loro, entrano gli altri:
dentro stanno gli uguali
fuori i diversi
Vanno avanti così da anni
si tengono in forma

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E altre cianfrusaglie # 17 Giugno 2014 – Cronacavera

Daje, daje, sguazza nella cronaca nera, daje addosso al mostro, daje di corone da morto alla vittima, maneggia il dolore altrui, rendilo piatto, piattissimo, telegenico, postabile, fai un sondaggio, dì chi è colpevole, chi non lo è, prenditi la tua piccola parte, scrivi questo post, memorizza le immagini, diffondi l’ultima frase, perché mi fai questo, perché lo fate, perché non lo fate, non lo sopporto, non sopporto proprio chi, le famiglie di plastica, piantatela piantatela, la provincia, il giornalismo, giornalisti sciacalli, avvocati. Siamo anche questo.

 

 

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E altre cianfrusaglie # Se son peperoni, fioriranno

Tu eri convinta, tu cittadina con l’idea del basilico in vaso, tu eri convinta che lì ti crescesse il basilico piantato. E invece la natura se ne fotte di te e trasporta semi di peperone chissà da dove e dopo un inverno passato a domandarsi ”che pianta è che pianta sarà”, ecco che finalmente in un torrido pomeriggio di giugno riesci a capire che hai una pianta di peperone ancorata alla finestra. L’universo tutto se ne sbatte dei tuoi intenti di basilico. Ti porta il peperone, ti porta, a te, sciocca cittadina. E tu sei felice. Perché non dipende tutto da te e dal tuo sbattimento. Le piante, per dire, si fanno i fatti loro, cara cittadina indaffarata. E ti pare una buona notizia.

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E altre cianfrusaglie # Spammazione

Io spammo l’evento
Tu spammi l’evento
Egli tagga la foto del suo evento (e la deve piantare)
Ella tagga la foto dei cazzi suoi (li mortacci sua)
Noi spammiamo l’evento
Voi vi siete rotti le palle (ma provate a organizzare qualcosa e poi capirete che lo spam è necessario)
Essi non pervenuti (a casa a guardare la tele)

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Discussione alle due di notte (con occhiaie di amanti e troppe sigarette)

Arrivati al confine di questa conversazione
arrivati oltre il confine ultimo del confine
non resta che sconfinare
confliggere
fare l’amore

Poi ho detto

In definitiva volevo dire che ero viva
volevo dire che ero viva mentre ero viva
e nel dirlo vivevo essendo vivente (e dicente,
in quanto viva) ma anche
più viva – mi pareva – perché dicente
ché quel che vivevo mi pareva più vivo nel dire
e nel dirlo vivevo più viva in quel che dicevo

poi ho detto molte anche altre cose
di cui alcune morte moribonde o morenti
o di cui semplicemente non ricordo più

g i o i a

Gioia è burro
si scioglie
nella bocca e giù
g
i
o
i
a
lo scivolo delle vocali
quando tocca il fondo
un suono largo
riempie la pancia
sazia dentro fuori intorno
tonda
un grembo di mamma

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Pubblicità progresso

Basta con la violenza contro i puntini di sospensione!
Anche i puntini di sospensione hanno i loro diritti: sono stufi di essere usati a sproposito.
Sono stufi di essere sfruttati: due puntini di sospensione devono fare tutto il lavoro del terzo che manca; quattro o cinque puntini di sospensione devono dividere in troppe parti il cachet di tre soli puntini.
Osserva queste immagini di abuso:
così,…….
così ….,
così..così
…. così ….
Non ti paiono agghiaccianti?
Allora dì NO all’abuso dei puntini di sospensione!
(Oppure smetti di usarli, è meglio).

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Ho sentito in un solo giorno cinquanta volte la parola crisi

Ecco che effetto fa
stare dalla parte rotta del mondo
preoccuparsi per lo scricchiolio
presagire lo schianto
vivere scassati
senza sapere cosa fare
domandarsi se farà poi così male

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Visita medica

Auscultato in stetoscopio il mio cuore
e colto quel leggero soffio
da sistole e diastole tradotto
la diagnosi che ho avuto questa sera:
non tarderà, vedrai, la primavera

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Proposito di dieta

A questo mondo voglio
essere più leggera:
già regge troppo peso

Voglio dimagrirmi il passo
qualche chilo per ogni piede

Lo voglio sgravare
poggiare l’essenziale.