Dna dei giorni

La vita s’avvita
non so se sale o scende
qualcosa torna
molto se ne va

Bla bla… bleh

Alcune tipologie di conversatori con i quali non mi riesce di conversare (lo scrivo al maschile ma è unisex):

– il battutista; è fortissimo, è una macchina di battute, è veloce, fa ridere, ha tempi comici, è sempre sul pezzo, brillantissimo, ammirato, praticamente un cabarettista. Infatti l’effetto è quello di essere davanti alla tv. Ma senza telecomando;
– l’adorista: passa il tempo a dirti che tu sei forte, tu sai, tu lo sai meglio di lui, ma tu sei brava, ma con tutte le cose che fai tu, che lui non sa… Tu, da parte tua, passi il tempo a rassicurarlo. La conversazione si scusa molto e si spara un colpo in gola;
– il dottologo: è veramente colto, legge, sa, si informa, ha un sistema di organizzazione del pensiero e delle conoscenze che andrebbe brevettato, in confronto a lui sei una cialtrona, ti senti una cialtrona, sai poco, pochissimo, niente. Ma soprattutto ti annoi a morte. Ragazzi, c’è vita su questa terra al di fuori di ciò che si sa!
– ho una mia visionista: tu parli e lui ci vede la sua tesi: che sia politica, new age, religiosa, mistica, sessuale, complottista, che tu parli di giardinaggio, te stesso, poesia, cucina, sport, lui ci vede la Sua Tesi. Ed è precisamente con la Sua Tesi che avresti voglia di lasciarlo;
– l’acido-rancoroso: non ce l’ha con te, ma con la vita in generale. Capisci in fretta, appena ti ci sei ficcato, che non si tratta di conversazione, ma di una specie di percorso a ostacoli. Ci sono spine, vetri, stoccatine che si infilano nella conversazione, non contro di te, ma contro il mondo intero. Lo scopo non è parlare, ma sfogare. Tu non sei un interlocutore ma un water. Infatti non vedi l’ora di tirare lo sciacquone e liberarti delle deiezioni altrui;
– il ciò tantissime cose da dirti: infatti parla lui. Non ha nessuna domanda da farti, nessun interesse nei tuoi confronti. Se non ti infili nelle pause del respiro è finita. Ma lui, è risaputo, non ha bisogno di respirare, si nutre della tua energia. Ti salverà solo andare a fare la pipì.
– il/la gatta morta: vabbé, su questo, confrontate la manualistica. E si salvi chi può.

Dieci cose che in certi momenti della vita vanno proprio dette sull’amore:

1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)
8)
9)
10) Ritenta, sarai più fortunato

Il varco di merda

Più volte nella vita capita di trovarsi di fronte il varco di merda.
Il varco di merda c’è solo un modo di oltrepassarlo.
Oltrepassarlo.
Dopo che nei hai passati un po’ sai cosa ti aspetta nel varco di merda: merda, odore nauseabondo di merda, buio di merda, corpo lambito dalla merda, non sapere dove finisce il tuo corpo e dove inizia la merda, non sapere quando finirà il passaggio nella merda, confusione di merda.
E’ facile che avrai crisi di pianto e scoramento. Lacrime, paura e merda.
Poi, ad un certo punto, quando meno te lo aspetti, se ti impegni il giusto e lasci fare al varco di merda il suo lavoro di merda, ecco che il varco lo hai alle spalle. Hai passato il varco di merda.
Puoi andare a fare la doccia.
Ti asciughi ed ecco che senti l’effetto del passaggio del varco di merda.
Il tuo naso sente gli odori, mille altri odori oltre alla merda.
Non più solo merda ma odore di aria, di foglia, di pelle, di nuca, di panino, di portico, di cane bagnato e asciutto, di galaverna, di gemma, di candito tolto dal panettone di una che mangia il panettone ma senza canditi, di acqua che scorre.
E niente, tu annusi e ti dici, caspita quanti odori.
E respiri respiri respiri e odori e respiri e poi ancora.

Ecco la raffinata metafora che mi va di depositarvi qui oddì 16 Gennaio 2016.

Buon sabato a tutti.

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Impoetica

Della poesia mi interessa
ciò che è dentro le poesie
l’intorno
in larga parte
gran rottura di coglioni

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Leggere

Mi piace quando il mondo parla
nelle parole dei libri
il linguaggio delle vite degli altri
e della mia insieme
mi fa sentire come il ramo del glicine
intrecciato al ramo grande
qualcosa che del basso sale
radicato e costante
conosce le stagioni
gli inverni
e le fioriture viola
che fanno ombra
e il buon odore
di certa bellezza

Canto per i canti

Per i passi lungo il fiume
per la luce del mattino
per i muri vecchi
per le cose andate storte
per ciò che è memorabile
e per ogni secondo dimenticato
la bellezza delle parole

che i colpi
gli abbracci
la noia
il nascondino
che ogni cosa abbia una canzone

che si raccontino
i giorni
la fame
le lotte
gli abiti luccicanti
la perversione

versi e poesie
per le cipolle e le patate
per la lista della spesa
per ogni forma d’amore
e di vanità
per lo sconosciuto dagli occhi neri

che di tutto questo tutto
si faccia un canto vasto e infinito
che si celebri
che si dica
frasi per chi siamo e chi eravamo
per chi verrà a rompere
il silenzio grande
con le piccole potenti voci

la lunga canzone del mondo
parole dentro le parole
la storia delle storie
il suono per guadare il mistero

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Vinci un libro!

Tutùm versi mette in palio L’amore non si cura con citrosodina.

Partecipa entro il 25 dicembre se vuoi tentare la sorte!

 

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Piccola storia di una lumachina

Prima c’è stata la casa madre
stanze grandi e grande amore
poi la casa del primo amore
piccole stanze corpi e parole
poi c’era la casa
ma s’era perso l’amore
e venne fuori che prima
ci eravamo persi noi
poi c’erano case e strade e scoperte
tetti, stanze strette e camini
e c’era il farsi grande
il farsi tetto, stanze e cammino
e anche l’amore avevo imparato
che ovunque andavo
lo portavo con me

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Piccola invettiva pacata con rime che si baciano per protesta

Se in una poesia scrivo “io”
“io” non è più mio
è un io strumento, lirico
un io in bilico fra me e voi
un io condiviso – un io-noi
sono certa di offrire un servizio di io-sharing
io, di altri “io”, cliente
basta con questa storia inconsistente
parlare di sé non è parlare di niente

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Post ad alta densità di possibili regali di natale…

Post lunghetto ad alta densità di possibili regali di natale…

Guardate, anche a me dà fastidio l’urlo di questi giorni, “regala questo e quello”, “offerta speciale”, “fine del mondo se non comperi entro il 25 dicembre”!
Però fare le cose e non dirlo a nessuno non ha senso, quindi ve lo dico ora, che poi i regali si fanno e magari vi va di regalare a qualcuno o a voi stessi una di queste cose.
Ve lo dico con calma senza urlare aggiungendo un grazie a chi vorrà condividere e partecipare.

Uno – Laboratorio di poesia
A febbraio terrò un laboratorio di poesia alla Scuola Holden di Torino, sei incontri per giocare con il linguaggio della poesia.
Forse vi va di partecipare, forse vi va di farlo sapere a chi può essere interessato, forse proprio vi va di regalarvelo e regalare queste lezioni.
Io sono di parte, ma posso dirvi che sto preparando questo corso con cura e con il sorriso.
Tutte le info qua: http://scuolaholden.it/poeti-mannari/

Due – Reading di poesia a casa vostra
Reading di poesia a casa vostra per compleanni, matrimoni, feste o anche solo per condividere una serata con gli amici.
Qua http://www.signoradeicalzini.it/?page_id=3453 qualche idea di reading, poi si inventa a seconda del luogo e della situazione.
Le poesie che leggo sono mie, le musiche originali ed eseguite dal vivo da Chiara Maritano e Donatella Gugliermetti
Il costo dipende dalla lontananza vostra da Torino e da cosa si fa (se fate una serata con amici potete, ad esempio, dividere fra tutti).
In segreto vi dirò che quella dell’house reading (detto così fa molto fico) è la dimensione che preferisco, quella in cui succedono cose un po’ magiche e piuttosto poetiche.
Per info: signoradeicalzini@gmail.com

Tre – Libri
La Neo Edizioni sta facendo degli sconti sui suoi libri, anche sui miei. Quindi è un buon momento per comprare direttamente da loro e non su Amazone. I Nei sfruttano solo se stessi e la buona scrittura…
http://www.neoedizioni.it/neo/
Poi c’è Sartoria Utopia, l’artigianato e uno dei cataloghi di poesia attualmente più interessanti in Italia…
http://www.sartoriautopia.it/shop/bastarde-senza-gloria/

Quattro – Oggetti
I miei amici di Poetique si sono divertiti a creare oggetti rubando qua e là da poesie e facezie. Trovate magliette e di tutto un po’…
http://www.poetique.it

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Corso di poesia per poeti mannari con Alessandra Racca @Scuola Holden

Ecco qui, a febbraio inizia questo corso. Lo tengo io.
Non si può insegnare a scrivere poesia ma si può giocare insieme con il linguaggio della poesia e vi invito a venirlo a fare con me. Le iscrizioni sono entro il 25 gennaio.
Magari qualcuno fa in tempo a farsi o a farsi fare un regalo per natale!
Grazie a chiunque lo condividerà.

Leggi tutto…

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Dove cede il passo
dove si sgrana il contorno
la luce si oscura
lì, il punto dove sostare
vicini molto vicini a sé
abbracciati alla propria natura
nido
germoglio
creatura

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Ho deciso, tengo un laboratorio

Dopo lunghe elocubrazioni ho messo a punto alcune idee e quindi il 22 Novembre, a Torino, alla Casa del quartiere di San Salvario terrò un laboratorio, l’ho chiamato POETRYSLAB.
Ecco di cosa si tratta…

Leggi tutto…

L’importanza della sintesi

è che sai
a volte prende in pancia
questo umore d’autunno
una frenesia di chissà che
chiudersi la sera alle spalle
cercare muri vecchi
un luogo luminoso e conosciuto
darsi al vino alla gente
in culo alla morte
seguire il corpo
senza troppo capire
fare come fosse facile

insomma

stasera ti cerco
e facciamo l’amore

Ossessione in “e” (scioglingua per indecisi con storia d’amore travagliata in sottofondo)

Ma se
nel perdere o cercare o essere con te
in mezzo nell’onda pastoia di voci la voce il suono di te
le stanze la luce la traccia di te
distrarsi da te
dal corpo che tocca che sa di te
sa il corpo, sa i piedi le spalle, la forma di te
la spesa gli oggetti notizie domande di te
vomitare di te
l’indolenza la noia l’insopportazione di te
i difetti le liti la notte la rabbia per te
la rabbia che ingrossa la rabbia d’amore l’amore per te
il giorno il lavoro l’assenza il pensiero costante di te
che torce la notte la voglia di perdere te
disfarsi del peso di te
sgravarmi sgravare rifare
essere me
guardare chi resta guardarsi guardare me
parlare da sola parlare in silenzio con me
rompersi un dente
la voglia di te
lo spazio sospeso
ci prendiamo un caffè?
chiedersi se
se me se te
che c’è
farla finita
addesso
basta

(e poi tutto da capo:)

Ma se…

Amelie-poulain

Post invettivo del mattino.

Ecco, se qualche volta ho dato segni di amelismo, me ne pento e me ne dolgo, non era mia intenzione, non è nelle mie corde, non voglio assolutamente rifarmi a quell’immaginario lì. Vengo dalla provincia disagiata, inelegante, tamarra e post proletaria, lavoro per mantenermi, faccio fatica, mi lamento e tengo duro. Odio detesto non tollero l’amelismo. C’è un abisso fra l’immaginario infantile e l’infantilismo, fra l’invenzione linguistica e l’eccentricità di moda, fra la trovatina e l’avere qualcosa da dire, fra il meravigliarsi e l’essere imbambolati, fra Carol Rama e un disegnino colorato. Il comico è parente stretto del tragico, non del buffo e del naif.
I calzini per me significano piedi a terra, dare importanza al piccolo, al particolare, sdrammatizzare, non fare i seriosi, significano giocare e i giochi sono roba seria – serio e serioso sono due cose completamente diverse; i calzini significano “cose che si perdono”, perdita, cammino, passi.
Adoro le invettive, spesso scrivo per rabbia.
Salviamoci dall’amelismo tutti insieme.
Amen
Vado a fare la spesa

(p.s. Non ce l’ho con il personaggio di Amelie, ma con l’amelismo)

veleno

Anche quando pensi e sai che la sofferenza
è un’ipotesi di saggezza
viene il giorno che tutto questo
non ti sta affatto bene
maledici il mondo batti i piedi
te ne vai per strada brontolando
riempiendo la tua fiaschetta immaginaria di
veleno
come uno che sa che la sofferenza
è un’ipotesi di saggezza
non sapendo che fartene di tutto questo
ma in fondo sì.

Una poesia tradotta in inglese

Su THE NORVICHRADICAL trovate una mia poesia tradotta in Inglese.

Non vi dico quale, dovete capirlo  voi medesimi.

Per quanto mi riguarda è ben strano leggersi in un’altra lingua, ma anche un po’ bello.

 

Bisogna saper scegliere

Cercare di spiegare a me stessa
cose che non ho capito
il dito indice alzato, l’aria competente
“è così così e così
e quindi, è chiaro, devi fare così”
mettere occhiali
darsi aria professorale
alzarsi presto

pensare di nascosto
sotto il banco:
la verità è che non ho capito bene
non so
non ho fatto, forse, ciò che dovrei
non so cosa fare

ma soprattutto la voglia
di dare il cattivo esempio a me stessa
essere la peggiore
nascondere lo zaino dietro il cespuglio
fare fuga
correre via