mercoledì, 24 febbraio 2010

La mela è così mela,
così
mamma
mucca
pappa
che la possono capire anche i bambini
con poco sforzo
e una buona alimentazione.
*
***
*
C’era un tempo in cui non esisteva la banana
in questa parte di mondo qui:
un mondo senza banana è un po’ meno giallo
un po’ meno pronto da mangiare
un po’ meno “dal supermercato alla tua tavola”
un po’ meno coloniale
o globale
.
Niente di così allettante
comunque
da voler tornare indietro
e provare
come si stava.
.
Anche senza banane
non mancavano i guai.
A ogni epoca i suoi
(frutti)
*
***
*
La ciliegia
Ma vi rendete conto?
La ciliegia!
È così…
Incredibilmente così…
Stupefacentemente così…
Che prima di aver trovato la parola, vi tocca già di sputare il nocciolo.
*
***
*
Il Mirtilo
mi fa sentire al centro del mondo:
Io mi rtillo
Tu mi irtilli
Egli mi irtiilla
Noi (irregolarmente) mirtilliamo
Voi mi irtillate
Essi, inevitabilmente, mi irtillano.
.
Mi mirtillo
in un mondo tutto concentrato su di me:
minuscolo
e decisamente
nero.
*
***
*
“Il caco,”
egli disse,
“Ammettiamolo: ce l’ha.
Ce l’ha
quella somiglianza con la cacca
che il suo nome suggerisce.
Per consistenza
e per colore
e per quella sue essenza
spiaccichevole,
così equiparabile alla merda!”
.
Disse così.
.
Era un uomo molto onesto
di quelli che amano la verità
ma purtroppo viveva in un mondo ipocrita
e per quel suo proclama
venne espulso dal reality show
al quale partecipava.
.
A sua discolpa bisogna dire che
quando lo invitarono da Vespa
rifiutò.
*
***
*
Il melograno,
signori,
è cosa da ricchi.
.
A meno che un povero
non ne possieda un albero in giardino.
Non è vietato, dicono.
*
***
*
La pera è un utero.
Ma credo molto più buona.
A meno che accertamenti possibili
solo
con atti di cannibalismo
verifichino la falsità di questa affermazione.
Che è di pessimo gusto, lo so
*
***
*
L’arancia è un frutto
che tende alla socializzazione
al gruppo.
Un’entità unica
ma fatta di spicchi:
ciascuno un intero,
ciascuno parte di un tutto.
L’arancia è un frutto “uno per tutti,
tutti per uno”.
.
Chissà se Marx lo assaggiò mai?
giovedì, 18 febbraio 2010
La libreria La Gang del Pensiero si ispira per il nome all’omonimo romanzo di Tibor Fischer. E’ una libreria indipendente, spaziosa e molto accogliente.
Ha ospitato mostre di scultura, pittura, incontri con gli scrittori, presentazioni di romanzi, di libri di poesia e per ragazzi, oltre ad altri eventi culturali.
Il librario della Gang del pensiero è uno di quei librai simpatici che sanno anche darti i consigli.
In un posto così, non si poteva non organizzare una“Gang dei calzini”… che nessuno sa cos’è, neppure io.
Voi però venite… non si sa mai!!!!

Venerdì 19 Febbraio
ore 21,00
Alla Libreria
Corso Telesio 99, Torino - www.lagangdelpensiero.com
Reading: “La Gang dei calzini“
Reading semiserio ad alto contenuto umoristico di e con Alessandra Racca nei panni della Signora dei Calzini.
Con l’amichevole partecipazione di Arsenio Bravuomo.
lunedì, 25 gennaio 2010
Diciamo così: il romanzo sta alle calzelunghe, come la poesia alle calzecorte.
Passatemi il parallelismo.
Lo dico perchè la verità vera è che mi son messa a scrivere prosa e ho poco tempo e spazio, in testa, per le poesie e per queste pagine, che mi spiace lasciar vuote per lunghi periodi.
Diciamo che son tempi di calzelunghe, ma spero di riuscire a rimettere presto mano al mio cassetto di calzecorte.
Nel frattempo però c’è chi pensa a me e ai calzini: per Natale mi è stato regalato “Pippi Calzelunghe”, il famoserrimo libro di Astrid Lindgren.

Lo sto leggendo con grande piacere e ne voglio rubare un pezzo.
Il perchè sta nel mio amore - oltre che per i calzini – per le cianfrusaglie, che, secondo me, sono preziosissime.
Ecco quindi che cosa – oltre alle calze – mi accomuna a Pippi:
«Io non so cosa abbiate intenzione di fare voi. Quanto a me, non me ne rimarrò davvero con le mani in mano; io sono una cerca-cose e voi sapete anche troppo bene come questa professione non lasci mai un minuto libero».
«Cos’hai detto che sei?».
«Una cerca-cose».
«Ma cos’è?».
«Evidentemente qualcuno che cerca le cose. Il mondo è pieno zeppo di cose e ci vuole pure qualcuno che si dia da fare per sapere che razza di cose siano».
«Ma che tipo di cose?» insiste Hanika.
«Che ne so, di qualsiasi tipo: pepite d’oro, piume di struzzo, topi morti, caramelle con lo scoppio, viti piccolissime e così via».
Tommy e Hanika si mettono a osservare attentamente Pippi per dedurre quale dovrebbe essere il comportamento del perfetto cercatore. Pippi corre da un lato all’altro della strada, riparandosi dal sole con la mano e cercando affannosamente.
D’improvviso getta uno strillo acutissimo:
«Mai e poi mai ho visto qualcosa di simile! – grida, sollevando dall’erba una vecchia latta tutta arrugginita. – Che tesoro ho trovato, che tesoro! Pensare che non si hanno mai barattoli a sufficienza!».
Lo sguardo che Tommy rivolge alla latta esprime chiaramente la sua delusione.
«A che cosa vuoi che serva?»
«A tutto – ribatte Pippi – se per esempio ci tieni dei biscotti diventa una stupenda Scatola-da-Biscotti; oppure puoi non riempirla di biscotti, e allora diventa una Scatola-senza-Biscotti».
(da Pippi Calzelunghe, Salani, Gl’Istrici)
mercoledì, 13 gennaio 2010
Pazzeschissimo!
Ogni tanto mi fate notare delle robe che io mica me ne accorgo.
Dopo tanto pubblicizzare il reading Eroticismi, mi si fa notare che non ho mai pubblicato qui il dialogo che dà il titolo al reading.
C’è da dire che lo trovate pubblicato nel libro “Nostra signora dei calzini”, però qui non può mancare, mannaggia!
E buoni eroticismi a tutti!
.
EROTICISMI
Nota di lettura:
trattasi di dialogo fra Lei e Lui, in cui Lei è minuscola e LUI è MAIUSCOLO!
-
Posso guardare il tuo…?
POSSO GUARDARE LA TUA…?
POSSO?
Puoi?
Come funziona il tuo…?
COME FUNZIONA LA TUA…?
Ma se ci dobbiamo chiedere
come funziona
allora forse non è amore vero
se fosse amore vero
non ci dovremmo chiedere nulla l’uno
dell’altra, né l’altra
dell’uno
NON SO
MA QUASI SICURAMENTE È SESSO
Allora facciamo il sesso
MA SENZA AMORE
Ok
Allora mi spieghi come funziona il tuo…?
ALLORA MI SPIEGHI COME FUNZIONA LA TUA…?
Sì
BELLO
Sì.
SÌ
Sì
Sì, SÌ, Sì
Senti…
SII?
Mi scappa un po’ d’amore…
…MA IL SESSO SENZA AMORE?
Ma a me mi scappa un po’ d’amore!
RESISTI. AL PRIMO AUTOGRILL MI FERMO
Ma a me mi scappa…
MA AVEVAMO DECISO SESSO SENZA AMORE!
Ma però…
NON SI DICE “MA PERÒ”
E POI DECIDITI
NON PUOI TENERE UN PIEDE
IN DUE SCARPE:
O SESSO
O AMORE.
Eros.
LO VUOI FARE CON IL CANTANTE?
Ma no!
LO VUOI FARE CON IL DIO GRECO?
No.
Era greco o latino?
Comunque non mi piacciono i vecchi.
E ALLORA COSA VUOI FARE?
Eros.
E CHE ROBA È?
È un sesso che non importa
se c’è amore
o non c’è.
MA È UN SESSO? SIAMO SICURI?
Sì sì
E COME SI FA STO’ EROS?
Che facciamo gli eroticismi
E TU LI SAI FARE?
No, non si sanno prima
si sperimentano.
E IO POSSO SPERIMENTARLI?
Non puoi fare gli eroticismi senza
sperimentarli.
E LA GENTE LI FA?
Sì
LA GENTE NORMALE?
Li fanno in molti
MA MOLTI SFIGATI O MOLTI OK?
Molti strafighi
ALLORA OK
Allora se mi scappa l’amore
tu non ti devi preoccupare
NO… SE FACCIAMO GLI EROTICISMI…
…se poi ti dovesse scappare anche a te
l’amore, dico
se poi ti dovesse scappare
non ti preoccupare
…TANTO FACCIAMO GLI EROTICISMI…
…infatti….
…IN EFFETTI, ORA CHE MI CI FAI PENSARE
PRIMA MI SCAPPAVA ANCHE A ME
L’AMORE
Se ti scappa
fallo scappare
OK, SE CI TIENI…
PERÒ NON SPEGNERE LA LUCE
giovedì, 7 gennaio 2010
Come il Natale, come il Capodanno, come l’Epifania… poteva mancare?
No, non poteva mancare.
Cosa?
Il primo reading dell’anno della Signora dei Calzini!
.
Eroticismi torna nel luogo in cui è nato e per l’occasione diventa:
EROTICISMI 2 - IL RITORNO
Rigorosamente in versione musicale

SABATO 9 GENNAIO 2010
ore 22,00
al Fattore K
Via Cesare Balbo 10/D – Torino – infoline: 011 8129970
Una botta di eros, dopo i botti di capodanno: EROTICISMI, quasi reading, quasi spogliarello, quasi quasi poesia.
.Alla poesia e allo spogliarello: Alessandra Racca nei panni della Signora dei Calzini
Alla musica: Luca Morellato
Ingresso gratuito con tessera Arci
In prima serata: aperitivo k!
domenica, 27 dicembre 2009
Dialogo assurdo fra donne di coccio scritta per: “Non mi rompere, parole e musica per donne di coccio”.
Son rotta.
Sei rotta?
Son rotta
non funziono bene
son rotta.
Non sei rotta.
Son rotta
dammi retta
Lo sai che la rotta è una retta?
No, non necessariamente
la rotta può anche essere a cerchio
a cubo o a zigo zago
Sì, ma la rotta,
anche se non è retta
ti porta da qualche parte
dal punto A, al punto B
diretta.
Se sei un aereo o una nave, sì.
Se sei una persona
dipende:
tu ce l’hai una rotta?
No, perché io mi sa che son
rotta
perché non ho una rotta.
Però hai detto che sei rotta.
Sì…
No, dico,
hai detto:
“Sono rotta”:
sei tu stessa una rotta
e se sei una rotta,
da qualche parte starai andando…
Sì, ma se io non lo so
se io non so dove sto andando
è un problema.
In effetti sì.
Forse sei una rotta rotta.
Cosa ti dicevo?
E allora, per aggiustarti, vai dritta.
Ma chi ha detto che io sia una rotta a retta…
Metti che invece sono una rotta a zigo zago?
O che sono una rotta a cerchio?
Se vado dritta
e invece sono una rotta a cerchio
mi vado a schiantare.
Tanto sei già rotta.
E dunque?
Puoi fare tutto quello che vuoi.
Ma sei sicura?
Metti che sbaglio?
Mi rompo ancora di più!
Allora non c’è altro da fare:
devi dirottare.
Cosa vuol dire?
Non lo so
tu inizia a dirottare
che poi vediamo.
Ma mi dirotto a destra
o a sinistra?
Di-rottati e basta:
sei o non sei
una rotta rotta che dirotta?
Sono o non sono?
Questo è il problema,
ma non il tuo.
Ora concentrati: stai dirottando.
Ma come si fa esattamente a dirottare?
Si esce di rotta, no?
Cioè, dopo che ho dirottato non son più rotta?
Questo non lo so.
Ma secondo me devi gridare:
grida, stai dirottando!
AHHHHHHH
Ma cosa urlo a fare,
non son mica su un aereo che dirotta!
No, tu stessa stai dirottando!
Ma cosa vuol dire?
Ma cosa vuoi che ne sappia?
Ma allora perché me lo stai facendo fare?
Ma che ne so
perché sei rotta.
Io son rotta, ma anche tu non scherzi.
Perché, le rotte non scherzano?
No, son rotte
han ben poco da ridere!
Secondo me invece ridono
Secondo me invece no
sì
no
sì
no
no
sì
Ma la vuoi smettere?
Sembri un disco rotto!
Disco sarai tu!
Rotta sì, ma disco, no, va bene?
Per me…
Per te?
Per me va bene così.
Cioè, rotta
ma non disco?
Sì…
Ma, ragiona, non è meglio essere disco,
che rotta?
Perché?
Almeno non è rotto.
Ma si può rompere.
Giusto.
Allora devi essere rotta!
È meglio,
non c’è niente da fare…
Meglio, dici?
Sì, sì.
Beh… quindi, dici, che non è male, in fondo, esser rotta…
Meglio di disco…
In effetti: che schifo i dischi eh?
Schifo, schifo.
Meglio rotta che disco, porca miseria,
mi hai convinta!
Ma quanto hai ragione!
Son proprio fortunata a essere rotta!
Sì! Sei proprio fortunata!!!
E poi, in fondo, chi non è rotto!?
Come, chi non è rotto?
Ma sì, dico, in fondo… siamo tutti un po’ rotti…
Eh no, eh?
Se è così non mi va bene
Io, son rotta, io!
L’ho dichiarato da subito.
Se son tutti rotti, io chi sono, scusa, eh?
Tu sei… più rotta degli altri.
Tipo una super-rotta?
Sì, ma se vuoi essere una super-rotta
devi avere un super-potere.
Ce l’ho:
sono Super-rotta
che aggiusta le cose rotte
degli altri.
Può essere.
Sai usare un po’ di attrezzi?
Il cacciavite.
Poi?
Basta.
Trapano?
No
Mettere chiodi?
Solo se non devono essere paralleli.
Segare?
No. So usare la smeriglio.
Non vale, quella la sanno usare tutti.
Restauro sedie?
No.
Meccanica spicciola?
No.
Gomme della bicicletta bucate?
Me le faccio cambiare dagli altri.
Lavori di idraulica?
Magari.
Elettricismo?
No.
No, non vale.
Allora non puoi fare il super-eroe
E la super-eroina?
Non cambia nulla.
Invece sì.
Non hai un super-potere.
Invece sì
sono molto rotta.
Questo non basta a fare di te un super-eroe.
Super-eroina, prego.
Invece sì, il mio super potere
è che sono rotta.
Non è un super potere.
Invece sì:
Super-rotta va in giro per la città
gli altri la vedono e
si rendono conto di
essere rotti, ma non così tanto,
lei è più rotta,
allora loro pensano:
“Hei, non sono poi così rotto/rotta
c’è Super-rotta che è più rotta di me!”
e sono più felici.
Forse hai ragione.
Ce l’ho.
Bene. Allora non ti serve più il mio aiuto.
Ora me ne vado, sono stanca.
Sì, ma non possiamo finire così,
“Arrivederci e grazie”.
Perché?
Perché siamo dentro a una poesia
le poesie devono avere una chiusa per finire.
Prima dobbiamo trovare la chiusa,
così la poesia finisce
e ce ne possiamo andare.
Arrivederci e grazie non va bene?
Arrivederci e grazie non è una chiusa da poesia.
Allora, te ne prego, troviamo il modo di uscir
troppa stanchezza inizio a patir…
Perché parli in questo modo assurdo, ora?
Perché siamo dentro una poesia,
l’hai detto tu no?
Adesso non possiamo più normalmente parlar
dobbiamo rimar
e di qui uscir…
E come riuscir?
Una poesia incompiuta
una incompiuta poesia
una chiusa deve avere
per
finir potere…
Giusto?
No.
Questa no.
Che dici mai?
Vuoi finir nei guai?
Puoi smettere
di parlare in rima.
Perché?
Perché, ho avuto un’idea:
questa poesia è una poesia rotta
e sai perché è rotta?
Perché non ha una chiusa.
Giusto!
Allora possiamo andarcene.
Sì. Subito e senza chiusa.
Devi solo dire arrivederci e grazie.
Va bene.
Arrivederci e grazie.
Siamo uscite?
No, anche se è rotta,
alla fine devi dire:
“fine della poesia”,
altrimenti la gente non capisce.
Va bene: arrivederci e grazie, fine della poesia.
Ora siamo fuori.
No, per essere fuori dalla poesia devi dire:
“Arrivederci e grazie, fine della poesia”
e poi stare zitta.
Ok. Ho capito.
Arrivederci e grazie. Fine della poesia.
…è finita?
Zitta!
Ok.
FINE DELLA POESIA