E’ strano non riesco
mettere mio padre nei versi
eppure il mio corpo lo sa tutto
è geloso, lo tiene per sé
stipato nel sangue
stretto nella cellula – e un po’ ingombrante
come la pancia di papà
gli amori grandi
il dna
Dovresti evitare di pronunciare il mio nome
se lo devi dire sarà solo
per via delle circostanze
per chiamare qualcun altro
non pensare al mio viso mentre pronunci quelle sillabe
appartengono anche alla mia persona
che non ti sfugga un pensiero sul mio profilo
mentre emetti i suoni
né gambe né occhi né incedere
hai rinunciato a tutto
nemmeno un ricordo di schiena ti è concesso di mantenere
poi la notte
se mai mi sognerai
non sognarmi
dimenticami come fa
chi non riesce a dimenticare
Che abbiamo inventato clessidre
per vederci il tempo
che scivola in granelli
senza il suo bagaglio di sangue e ossa e grida e lampi e capelli e abbracci e dighe e banchetti e pidocchi e santi e parole e putrefazioni e spezie e odori e fuochi e bambini e copule e bugie e incubi e invenzioni e biscotti e albe e frantumaglie
e che l’abbiamo fatto
per vederlo di sabbia fine
passare
leggero come non siamo stati mai
P.s. Passavamo sulla terra leggeri è un meraviglioso romanzo di Sergio Atzeni
Questo è un piccolo post di felicitazioni. Ogni tanto ce vo’.
Mi felicito (riflessivo) perchè oggi è stata sfornata la terza ristampa di Poesie antirughe: in un anno e poco più 1400 di voi hanno comperato questo piccolo libro dalla copertina verde.
Cari circa 1400 lettori, spero che siate contenti di avere questo libro nelle vostre librerie.
Per chi ancora invece non l’avesse (e siete in molti, in effetti), ecco invece l’accorato appello: esigete le vostre 15 copie di Poesie antirughe nelle migliori e nelle peggiori librerie!
Intanto un grazie alla Neo. edizioni, che continua a dar credito a una squinternata come me.
Ciao.
Immagine: Miranda July - Pedestals for guilty ones
Guarda che piccolo dittongo è “io”
viene l’istinto di pigliare una D
metterla prima, davanti, “Dio”
oppure nascondersi dentro una cosa qualunque
FioRE, PioLO, FioNDA
e così ripararsi dalla cosa immensa
dimenticare il vuoto dopo la “o”.
perchè so che non si diventa per davvero
senza imparare a proteggere
e non c’è modo senza incidere, solo accarezzando
e non c’è modo stando lì, solo sulla porta guardando
non c’è modo senza fracassare l’impulso a fuggire
e non c’è modo senza entrare o farsi entrare
e che bisogna vigilare che non impazzisca l’impasto
del dare, dare nonostante tutto e dell’amore di sè, dell’io sono io
e non c’è modo
se non perdonando ai nostri corpi
la bellezza della loro imperfezione e il tocco violento del tempo
amandola anche
come si ama un bambino pasticcione, agitato timido
e non c’è modo se non mutando e lasciandosi mutare
e non c’è modo di violentare al cambiamento
e non c’è modo senza arrendersi e accettare e non c’è modo senza lottare
e so che dovrei fare respiri lunghi, la sera
se non riesco a dormire
fumare meno, non fumare
struccarmi per bene anche quando son stanca
non rimandare
e so che a volte qualcosa scappa, cede, sbiadisce
e non so più quel che so di sapere
accade sotto le lenzuola matrimoniali
dandosi le spalle prima di dormire
nella smorfia di se stessi a se stessi
nello specchio del bagno del bar
nell’ultimo pensiero che precede il saluto
appena prima del “pronto ciao, allora come va?”
di fronte allo schermo del computer
in uno status, un sms lasciato a metà
qualcosa di violento e privato
il dubbio
un principio di verità
come sotto il banco, anni fa
negli angoli nascosti del cortile della scuola
ma senza la stessa innocenza
così adulto da essere tragico
così tragico da essere comico
così comico da essere umano
Credo che Natalia stia tremando: ho finalmente una posta del cuore.
Esce una volta ogni due mesi, direttamente sulle vostre tavole sulle belle pagine-tovagliette di Sugonews.
La versione tovaglietta la possono usare solo i torinesi, ma on line la possono leggere tutti sul blog di Sugonews.
Per sottopormi le vostre questioni di cuore-amore potete fare così: andate sulla pagina Facebook di Sugonews , scrivete sulla bacheca o inviate via messaggio privato la vostra missiva. Risponderò. E Natalia, prima o poi, se ne farà una ragione.
Intanto beccatevi le prime due risposte: