venerdì, 29 gennaio 2010
Eroticismi e Stranamore
Cari amici, è cum magno gaudio che vi annuncio il mio ritorno nella città in cui ho trascorso gli anni del liceo…

VENERDI’ 29 GENNAIO ore 22,00
allo
STRANAMORE NUOVO
Via Bignone 89, Pinerolo (To)
venerdì, 29 gennaio 2010
Cari amici, è cum magno gaudio che vi annuncio il mio ritorno nella città in cui ho trascorso gli anni del liceo…

Via Bignone 89, Pinerolo (To)
lunedì, 25 gennaio 2010

«Io non so cosa abbiate intenzione di fare voi. Quanto a me, non me ne rimarrò davvero con le mani in mano; io sono una cerca-cose e voi sapete anche troppo bene come questa professione non lasci mai un minuto libero».
«Cos’hai detto che sei?».
«Una cerca-cose».
«Ma cos’è?».
«Evidentemente qualcuno che cerca le cose. Il mondo è pieno zeppo di cose e ci vuole pure qualcuno che si dia da fare per sapere che razza di cose siano».
«Ma che tipo di cose?» insiste Hanika.
«Che ne so, di qualsiasi tipo: pepite d’oro, piume di struzzo, topi morti, caramelle con lo scoppio, viti piccolissime e così via».
Tommy e Hanika si mettono a osservare attentamente Pippi per dedurre quale dovrebbe essere il comportamento del perfetto cercatore. Pippi corre da un lato all’altro della strada, riparandosi dal sole con la mano e cercando affannosamente.
D’improvviso getta uno strillo acutissimo:
«Mai e poi mai ho visto qualcosa di simile! – grida, sollevando dall’erba una vecchia latta tutta arrugginita. – Che tesoro ho trovato, che tesoro! Pensare che non si hanno mai barattoli a sufficienza!».
Lo sguardo che Tommy rivolge alla latta esprime chiaramente la sua delusione.
«A che cosa vuoi che serva?»
«A tutto – ribatte Pippi – se per esempio ci tieni dei biscotti diventa una stupenda Scatola-da-Biscotti; oppure puoi non riempirla di biscotti, e allora diventa una Scatola-senza-Biscotti».
(da Pippi Calzelunghe, Salani, Gl’Istrici)
mercoledì, 13 gennaio 2010
.
EROTICISMI
Nota di lettura: trattasi di dialogo fra Lei e Lui, in cui Lei è minuscola e LUI è MAIUSCOLO!-
Posso guardare il tuo…?
POSSO GUARDARE LA TUA…?
POSSO?
Puoi?
Come funziona il tuo…?
COME FUNZIONA LA TUA…?
Ma se ci dobbiamo chiedere
come funziona
allora forse non è amore vero
se fosse amore vero
non ci dovremmo chiedere nulla l’uno
dell’altra, né l’altra
dell’uno
NON SO
MA QUASI SICURAMENTE È SESSO
Allora facciamo il sesso
MA SENZA AMORE
Ok
Allora mi spieghi come funziona il tuo…?
ALLORA MI SPIEGHI COME FUNZIONA LA TUA…?
Sì
BELLO
Sì.
SÌ
Sì
Sì, SÌ, Sì
Senti…
SII?
Mi scappa un po’ d’amore…
…MA IL SESSO SENZA AMORE?
Ma a me mi scappa un po’ d’amore!
RESISTI. AL PRIMO AUTOGRILL MI FERMO
Ma a me mi scappa…
MA AVEVAMO DECISO SESSO SENZA AMORE!
Ma però…
NON SI DICE “MA PERÒ”
E POI DECIDITI
NON PUOI TENERE UN PIEDE
IN DUE SCARPE:
O SESSO
O AMORE.
Eros.
LO VUOI FARE CON IL CANTANTE?
Ma no!
LO VUOI FARE CON IL DIO GRECO?
No.
Era greco o latino?
Comunque non mi piacciono i vecchi.
E ALLORA COSA VUOI FARE?
Eros.
E CHE ROBA È?
È un sesso che non importa
se c’è amore
o non c’è.
MA È UN SESSO? SIAMO SICURI?
Sì sì
E COME SI FA STO’ EROS?
Che facciamo gli eroticismi
E TU LI SAI FARE?
No, non si sanno prima
si sperimentano.
E IO POSSO SPERIMENTARLI?
Non puoi fare gli eroticismi senza
sperimentarli.
E LA GENTE LI FA?
Sì
LA GENTE NORMALE?
Li fanno in molti
MA MOLTI SFIGATI O MOLTI OK?
Molti strafighi
ALLORA OK
Allora se mi scappa l’amore
tu non ti devi preoccupare
NO… SE FACCIAMO GLI EROTICISMI…
…se poi ti dovesse scappare anche a te
l’amore, dico
se poi ti dovesse scappare
non ti preoccupare
…TANTO FACCIAMO GLI EROTICISMI…
…infatti….
…IN EFFETTI, ORA CHE MI CI FAI PENSARE
PRIMA MI SCAPPAVA ANCHE A ME
L’AMORE
Se ti scappa
fallo scappare
OK, SE CI TIENI…
PERÒ NON SPEGNERE LA LUCE
giovedì, 7 gennaio 2010

Via Cesare Balbo 10/D – Torino – infoline: 011 8129970
.Alla poesia e allo spogliarello: Alessandra Racca nei panni della Signora dei Calzini
Alla musica: Luca Morellato
domenica, 27 dicembre 2009
Dialogo assurdo fra donne di coccio scritta per: “Non mi rompere, parole e musica per donne di coccio”.
Son rotta.
Sei rotta?
Son rotta
non funziono bene
son rotta.
Non sei rotta.
Son rotta
dammi retta
Lo sai che la rotta è una retta?
No, non necessariamente
la rotta può anche essere a cerchio
a cubo o a zigo zago
Sì, ma la rotta,
anche se non è retta
ti porta da qualche parte
dal punto A, al punto B
diretta.
Se sei un aereo o una nave, sì.
Se sei una persona
dipende:
tu ce l’hai una rotta?
No, perché io mi sa che son
rotta
perché non ho una rotta.
Però hai detto che sei rotta.
Sì…
No, dico,
hai detto:
“Sono rotta”:
sei tu stessa una rotta
e se sei una rotta,
da qualche parte starai andando…
Sì, ma se io non lo so
se io non so dove sto andando
è un problema.
In effetti sì.
Forse sei una rotta rotta.
Cosa ti dicevo?
E allora, per aggiustarti, vai dritta.
Ma chi ha detto che io sia una rotta a retta…
Metti che invece sono una rotta a zigo zago?
O che sono una rotta a cerchio?
Se vado dritta
e invece sono una rotta a cerchio
mi vado a schiantare.
Tanto sei già rotta.
E dunque?
Puoi fare tutto quello che vuoi.
Ma sei sicura?
Metti che sbaglio?
Mi rompo ancora di più!
Allora non c’è altro da fare:
devi dirottare.
Cosa vuol dire?
Non lo so
tu inizia a dirottare
che poi vediamo.
Ma mi dirotto a destra
o a sinistra?
Di-rottati e basta:
sei o non sei
una rotta rotta che dirotta?
Sono o non sono?
Questo è il problema,
ma non il tuo.
Ora concentrati: stai dirottando.
Ma come si fa esattamente a dirottare?
Si esce di rotta, no?
Cioè, dopo che ho dirottato non son più rotta?
Questo non lo so.
Ma secondo me devi gridare:
grida, stai dirottando!
AHHHHHHH
Ma cosa urlo a fare,
non son mica su un aereo che dirotta!
No, tu stessa stai dirottando!
Ma cosa vuol dire?
Ma cosa vuoi che ne sappia?
Ma allora perché me lo stai facendo fare?
Ma che ne so
perché sei rotta.
Io son rotta, ma anche tu non scherzi.
Perché, le rotte non scherzano?
No, son rotte
han ben poco da ridere!
Secondo me invece ridono
Secondo me invece no
sì
no
sì
no
no
sì
Ma la vuoi smettere?
Sembri un disco rotto!
Disco sarai tu!
Rotta sì, ma disco, no, va bene?
Per me…
Per te?
Per me va bene così.
Cioè, rotta
ma non disco?
Sì…
Ma, ragiona, non è meglio essere disco,
che rotta?
Perché?
Almeno non è rotto.
Ma si può rompere.
Giusto.
Allora devi essere rotta!
È meglio,
non c’è niente da fare…
Meglio, dici?
Sì, sì.
Beh… quindi, dici, che non è male, in fondo, esser rotta…
Meglio di disco…
In effetti: che schifo i dischi eh?
Schifo, schifo.
Meglio rotta che disco, porca miseria,
mi hai convinta!
Ma quanto hai ragione!
Son proprio fortunata a essere rotta!
Sì! Sei proprio fortunata!!!
E poi, in fondo, chi non è rotto!?
Come, chi non è rotto?
Ma sì, dico, in fondo… siamo tutti un po’ rotti…
Eh no, eh?
Se è così non mi va bene
Io, son rotta, io!
L’ho dichiarato da subito.
Se son tutti rotti, io chi sono, scusa, eh?
Tu sei… più rotta degli altri.
Tipo una super-rotta?
Sì, ma se vuoi essere una super-rotta
devi avere un super-potere.
Ce l’ho:
sono Super-rotta
che aggiusta le cose rotte
degli altri.
Può essere.
Sai usare un po’ di attrezzi?
Il cacciavite.
Poi?
Basta.
Trapano?
No
Mettere chiodi?
Solo se non devono essere paralleli.
Segare?
No. So usare la smeriglio.
Non vale, quella la sanno usare tutti.
Restauro sedie?
No.
Meccanica spicciola?
No.
Gomme della bicicletta bucate?
Me le faccio cambiare dagli altri.
Lavori di idraulica?
Magari.
Elettricismo?
No.
No, non vale.
Allora non puoi fare il super-eroe
E la super-eroina?
Non cambia nulla.
Invece sì.
Non hai un super-potere.
Invece sì
sono molto rotta.
Questo non basta a fare di te un super-eroe.
Super-eroina, prego.
Invece sì, il mio super potere
è che sono rotta.
Non è un super potere.
Invece sì:
Super-rotta va in giro per la città
gli altri la vedono e
si rendono conto di
essere rotti, ma non così tanto,
lei è più rotta,
allora loro pensano:
“Hei, non sono poi così rotto/rotta
c’è Super-rotta che è più rotta di me!”
e sono più felici.
Forse hai ragione.
Ce l’ho.
Bene. Allora non ti serve più il mio aiuto.
Ora me ne vado, sono stanca.
Sì, ma non possiamo finire così,
“Arrivederci e grazie”.
Perché?
Perché siamo dentro a una poesia
le poesie devono avere una chiusa per finire.
Prima dobbiamo trovare la chiusa,
così la poesia finisce
e ce ne possiamo andare.
Arrivederci e grazie non va bene?
Arrivederci e grazie non è una chiusa da poesia.
Allora, te ne prego, troviamo il modo di uscir
troppa stanchezza inizio a patir…
Perché parli in questo modo assurdo, ora?
Perché siamo dentro una poesia,
l’hai detto tu no?
Adesso non possiamo più normalmente parlar
dobbiamo rimar
e di qui uscir…
E come riuscir?
Una poesia incompiuta
una incompiuta poesia
una chiusa deve avere
per
finir potere…
Giusto?
No.
Questa no.
Che dici mai?
Vuoi finir nei guai?
Puoi smettere
di parlare in rima.
Perché?
Perché, ho avuto un’idea:
questa poesia è una poesia rotta
e sai perché è rotta?
Perché non ha una chiusa.
Giusto!
Allora possiamo andarcene.
Sì. Subito e senza chiusa.
Devi solo dire arrivederci e grazie.
Va bene.
Arrivederci e grazie.
Siamo uscite?
No, anche se è rotta,
alla fine devi dire:
“fine della poesia”,
altrimenti la gente non capisce.
Va bene: arrivederci e grazie, fine della poesia.
Ora siamo fuori.
No, per essere fuori dalla poesia devi dire:
“Arrivederci e grazie, fine della poesia”
e poi stare zitta.
Ok. Ho capito.
Arrivederci e grazie. Fine della poesia.
…è finita?
Zitta!
Ok.
FINE DELLA POESIA
lunedì, 21 dicembre 2009
via Santa Chiara 24/bis/c – Quadrilatero romano - Torino

venerdì, 18 dicembre 2009








mercoledì, 16 dicembre 2009

Per possederlo e donarlo ai vostri amici, parenti e amanti ci sono alcuni canali:
lunedì, 14 dicembre 2009

venerdì, 11 dicembre 2009
.
Leggenda metropolitana di calzini, calzoni e analisi:
ovvero, quando la Signora dei calzini tentò di cambiare identità senza riuscirci.
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Si narra che
la Signora dei calzini,
quel giorno,
andò dall’analista.
.
Si sedette
e gli disse
di non voler esser più
la Signora dei calzini.
.
Mi sono rotta di questi diminutivi,
disse,
voglio essere la Signora dei calzoni!
.
Vuole mettersi a fare la pizza?
Chiese l’analista
.
No.
Voglio smetterla di essere la Signora dei calzini.
Mi sono rotta di questi diminutivi, disse,
mi sminuiscono.
Voglio essere la Signora dei CalzONI!
Anzi: il Signore!
.
Ma certo,
disse l’analista,
il Signore dei calzoni,
ora mi è tutto più chiaro:
invidia del pene!
.
Che palle!
disse,
alzandosi,
la Signora dei calzini.
.
Appunto.
Disse l’analista
.
Si narra che la seduta
finì così.
.
In piedi.
E con i calzini al loro posto.
.
Poi non si narra più nulla.