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Eventi di Febbbraio 2015

* Venerdì 6 Febbraio 2015 - ore 21,00 - Circolo dei lettori, Torino

LA NUOVA POESIA FELTRINELLI

Incontro con i poeti Tiziano Fratus e Gianni Marchetti che presentano le nuove raccolte “Un quaderno di radici” e “La voce dei grandi edifici”, con la partecipazione dei poeti Valentina Diana, Luisa Pianzola, Alessandra Racca, Eliana Deborah Langiu, Carlo Molinaro, Valentino Fossati, Demetrio Paolin, Valeria Rossella, Salvatore Sblando, Francesca Tini Brunozzi

 

* Giovedì 12 Febbraio 2015 - ore 21,30 - Casa del quartiere di San Salvario, Torino

ATTI IMPURI POETRY SLAM # edizione 2 # atto impuro 2

Secondo dei quattro appuntamenti torinesi per decidere chi, fra i poeti che parteciperanno, accederà alle finali nazionali.

Sei i poeti in gara, la giuria popolare estratta fra il pubblico, vieni a votare anche tu!

Conducono: Sergio Garau, Giacomo Sandron, io me

Ingresso libero,  aperitivo dalle 19 assolutamente consigliato (per accaparrarsi il posto e sostenere il poetry slam, che si sostiene a passione, ma non solo…)

 

* Sabato 21 Febbraio 2015 - ore 18,30 - Casa di Quartiere, Via Verona 116, Alessandria

L’AMORE NON SI CURA CON LA CITROSODINA live

Reading di e con Alessandra Racca (voce e poesia)
Chiara Maritano e Donatella Gugliermetti alle musiche di scena

+

RICETTARIO/LATO B

Di e con Chiara Vallini

Ingresso 10 euro comprensivo di aperitivo multietnico

 

* Mercoledì 25 Febbraio 2015 - ore 23,00 – Radio Beckwith

MOON SAFARI

Chiacchierata e lettura di poesie radiofonica notturna.
A cura di Claudio Petronella

 

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Oggetto: Lettera a Dio (generico, qualunque religione è ok, ci mancherebbe), leggeri reclami, principi di apnea, richiesta di piccoli ausilii, recapiti

(Colonna sonora per la lettura: https://www.youtube.com/watch?v=P6-HCut0eVo)

Gentile,

ci vuole molto coraggio e faccia tosta, l’ho poi imparato
nelle piccolezze dei giorni, nelle schermaglie, i superamenti a destra,
nelle distrazioni, la Gentesiamonoi viaggia con piccoli affilati coltelli, li piantiamo nelle nostre ferite
il manico conficcato nella carne, la punta all’esterno, basta uno sfregamento
le quotidiane colature di sangue, sono moltissime
cadono poi nei tombini, siamo molto organizzati
molto sangue ma anche molti tombini, spero Lei apprezzerà.

La Gentesiamonoi gira con molti coltelli
io ne ho pochi, troppi pochi, mi dico
sono gentile con le colature
sono brava a evitare i coltellini
c’è Gentesiamonoi che ci va continuamente addosso
senza accorgersene
non sanno nemmeno dove sono piantati i propri, di coltelli
li conficcano nel sonno, di nascosto da se stessi
la Gentesiamonoi li piantiamo nelle ferite
il manico conficcato nella nostra ferita, la punta all’esterno, basta uno sfregamento
c’è poca Gentesiamonoi che sa dove sono i propri coltelli
la maggioranza vanno in giro così
armati nella carne

Dico io, se si potesse, Le chiederei, un piccolo, ad esempio,
ausilio, mettere dei cartelli, non si potrebbe?
anche in più lingue:
FATE ATTENZIONE AI COLTELLI NELLE VOSTRE FERITE
Be careful with the knives in your wounds
Tenga cuidado con los cuchillos en sus heridas
Soyez prudent avec les couteaux dans vos blessures
Seien Sie vorsichtig mit den Messern in deine Wunden
(Traduzione Google traslator,
- credo Lei abbia a disposizione professionisti per traduzioni migliori, però)

La Gentesiamonoi ha paura e odia, odia e ha paura e odia
da un po’ ho paura che muoiano la Madre, il Padre
insieme ma anche separatamente
ho paura delle malattie
ci penso molto più che un tempo
la Gentesiamonoi capitano molte malattie
fra pensiero di Morte e pensiero di Malattie, per quanto mi riguarda,
vince Pensiero di Malattia

Ha dei sondaggi più generali?
La Gentesiamonoi pensa più a Pensiero di Morte o Pensiero di Malattie?
- Le esplicito il mio interesse per conoscere il mio posizionamento in tale statistica.

La Gentesiamonoi parla molto (e ha paura, parla odia e ha paura) e parla
chiacchiericcio
da tempo faccio molta attenzione al linguaggio
- c’è molta confusione nella vita della Gentesiamonoi, c’è molto chiacchiericcio: volevo sporgere leggero Reclamo -
così per eccesso di confusione faccio veramente molta attenzione al linguaggio che uso
che non si corrompa che cresca che rimanga
sporco e vivo – sporco e vivo è generico, chiarisco: sporco e vivo come: liquido amniotico resina sciacquatura di piatti
bisturi
che dica questo linguaggio, che serva
àncori

Rispondo a molte mail.
Scrivo molte mail.

La Gentesiamonoi ormai siamo abituati a molte mail.
Mi sentirei molto più sola senza un computer.
Mi sentirei molto più sola senza internet.
Lo ritiene motivo di giudizio di “desolazione psichica”?
Giudizio negativo sulla qualità del mio essere umanamente parlando? Domanda.
Spero comunque Lei apprezzi la mia Sincerità.

Ho acquistato un paio di scarpe.
Poi un secondo in pochi giorni.
Quest’ultimo lo ritiene un acquisto avventato? Secondo me sì – Richiesta di giudizio

Ho fatto ricerche sui materassi
per l’acquisto
la Gentesiamonoi effettua molti acquisti molte transazioni
le ricerche effettuate sulla rete internet vengono registrate
vengono proposti prodotti alla Gentesiamonoi, in base alle ricerche effettuate
nell’anno corrente ho effettuato ricerche su:
case vacanze
creme detergenti linea tedesca naturale
parrucchieri
sex toys dall’accattivante e moderno design
vestiti
scarpe invernali
scarpe estive
divanoletto
altre categorie

Stamattina c’è un bel sole.
Il sole aiuta la Gentesiamonoi ad avere migliore tono vitale
migliore tono vitale, umore più affabile meno paura, forse – Richiesta:
potremmo avere Numero maggiore di giornate di sole?

Ieri ho scritto questi pochi versi:
Poi la domenica si va nei parchi
a mangiare i gelati
senza aspettarsi nulla
se non lo scioglimento dei ghiacci
la consumazione

Talvolta mi capita di pensare allo scioglimento dei ghiacci.
Poi mi distraggo.

La Gentesiamonoi si distrae facilmente
molti coltelli molte distrazioni
la Gentesiamonoi è spesso intrattenuta
con il pollice opponibile – dicono da Lei fornito – la Gentesiamonoi scriviamo sms
abbiamo molto da dire
ma poco, pochissimo
chiacchiericcio

Lei possiede What’s up?

Qualora volesse mettersi in contatto con me, La prego di non esitare.
Ho domande da porre.
Mi trova su Fb, Twitter, numero privato:
349 ** ** ***
meglio dopo le 18.

Tanti cari saluti.

http://ilmanifesto.info/vignetta/

E poi non so

Questi discorsi, ad esempio (ed è solo un esempio) sulle ragazze, questo modo di dar loro addosso, che è dilagato, che sento per strada, mentre faccio la coda a uno sportello, che leggo, che leggo qui. Questo modo di parlarsi l’un l’altro, questa vomitata collettiva infetta (come quella a cui ho assistito sui social a proposito di Charlie, ad esempio), questo sintomo di uno star male collettivo, questa ciste, l’ennesima, di un corpo collettivo così malsano, questa banalità del male, mi getta nel terrore e nello sconforto. C’è una frase, stranota, di Susan Sontag che ho incrociato anni fa quando scrivevo la tesi e mi rimbalza in testa da settimane: “La nostra è effettivamente un’epoca di estremismi. Viviamo infatti sotto la minaccia continua di due prospettive egualmente spaventose, anche se apparentemente opposte: la banalità ininterrotta e un terrore inconcepibile».
Mi guardo allo specchio e osservo le mie schifezze, il mio essere parte di questo male, mi cerco addosso gli anticorpi, la parte di me che sa “cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno e farlo durare e dargli spazio”.
E poi non so.
Buona domenica.

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Bellica (serie della guerra in pantofole)

Tattica N° 6

Fate l’amore non fate la guerra

Ci piace disubbidire
facciamo entrambi

Leggi tutto…

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Epitaffio per il mio maglione dei sedici anni

Da qualche parte nel tempo
giaci
armatura di lana
muro rosso a losanghe
ovunque e in quale forma tu sia
(in altri armadi o in uso di straccio, di fili recuperati per lavori di maglia, salsicciotto per gli spifferi)
ormai fatta donna
ti ringrazio
d’aver fatto come il panno con il pane
la terra con il seme
d’aver protetto il bruco
datogli quella forma tubolare
(ma da riconoscibile sinistra liceale)

insieme eravamo brutte
ma in divenire

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Primo novembre: una famiglia

I morti che conosco hanno presenze leggere

si affacciano da oggetti case
ne riconosciamo i segni sui nostri corpi
ci diciamo somigli a
lo diceva
se ci fosse

le prepotenze le smagliature ora fanno sorridere
sono contenute in racconti margini
riusciamo a riconoscere le cause
ci diciamo era fatto così
non fare come
a volte era

Ricomponiamo le fratture sulle tavole imbandite
ripetendo le azioni della cucina
sbattiamo infarciamo diciamo ci voleva più sale
modifichiamo la ricetta della nonna per cucinare il rito

Su questi assenti amichevoli
su questo passato dicibile
misuro la nostra fortuna

Ci sono morti che pesano più delle pietre tombali
metri cubi d’acqua
vendette da compiere
fatti che spero di non incrociare mai

Su questo misuro la mia fortuna
la nostra

Una testa di aglio a testa, un etto di acciughe a persona
mi raccomando che l’olio sia buono

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Invenzioni (im)possibili

Qualche tempo fa mi proposero di scrivere una cosa piuttosto buffa: la descrizione di una invenzione (im)possibile per un numero di Colla – Una rivista letteraria in crisi.

Siccome da grande avevo paventato l’idea di fare l’inventrice (senza averla per ora comunque abbandonata) e siccome Colla mi piace parecchio ho detto: Sìììì!

E così è nato sulla carta un oggetto che desidero da tempo, il…. Non vi dico cosa.

Per saperlo, non si paga nulla, basta scaricare gratuitamente l’ebook sul sito di Zandegù.

In più sono in ottima compagnia tra scrittori e illustratori che stimo.

Scaricatene a piene mani!

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A ottobre si legge il lissio

Mia nonna andava a ballare il “lissio”, mai avrebbe immaginato che fosse così pericoloso…

Leggi tutto…

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Eventi di Ottobre 2014

* Mercoledì 22 Ottobre – dalle 18,00 alle 19,00 – RADIO MBUN - LIBROTERAPIA

Una chiacchierata fra Alessandra Caria e Alessandra Racca su libri, poesie, varie ed eventuali…

* Giovedì 23 Ottobre – ore 20,45 - Salone Polivalente - Pinasca

Presentazione di L’amore non si cura con la citrosodina

Reading

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Considerazioni

Le vacche magre
e le vacche grasse
stanno
ai piedi del letto
belano
e qualcosa non torna

bisogna avere scorte
gioia di vivere
poi non so più
improvvisare
pare un’ottima
opzione

sapere molto
o molto poco
solo una parola di differenza

poi
non è tanto una questione di divertimento
avere fortuna o talento
non so
forse battersi

finché c’è qualcosa da imparare

l’azzardo d’amare

io ci sto

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L’impronta della mattina
la mezzaluna di caffè
la tazza che era sul tavolo

A settembre sembra tutto nuovo
anche le abitudini

Mi piaceva, prima di tornare a scuola
temperare le matite colorate
rimetterle in ordine, dal bianco al nero
il portapenne
e mia mamma che diceva:
andiamo a comperare i quaderni nuovi

Poi il diario e i libri che sapevano di stampa
soprattutto.

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Da Bastarde senza gloria, Sartoria Utopia

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Dico cose

Qui racconto, dico cose, blatero e pare che io mi prenda perfino sul serio per colpa di Anna Castellari che si è messa a farmi domande sulla via dei serpenti…

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Al mio primo capello bianco

Al mio primo capello bianco
voglio regalare niente di speciale
un pomeriggio perso, un’ora banale

al mio primo capello bianco
voglio regalare la noia
perché ha troppa fretta
deve imparare ad aspettare

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Da Poesie Antirughe, Neo Edizioni

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Preparando

Preparando la scaletta per il reading di mercoledì alla Scuola Holden di Torino.

A mezzanotte, dopo il concerto di Dente, tipo come Cenerentola, ma con i calzini….

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Riordinando l’armadio

Stamattina ho letto del progetto di una fotografa e una scrittrice che risuona con questa poesia che ho scritto qualche tempo fa e pubblicata in Poesie antirughe.

Eccola qui.

Ho chiesto ai calzini
l’arte di essere due
e di perdersi e
di ritornare

Ho chiesto alle lenzuola
l’arte del silenzio
e di accarezzare

Ho chiesto al cappotto
l’arte di proteggere
e riscaldare
e alle camicie
l’arte di far credere
e di rassicurare

E ho chiesto al cassetto
l’arte di nascondere
e di rivelare
e alla gruccia ho chiesto
l’arte di sorreggere
e di scomparire

Ho chiesto
alla gonna che non è mai stata indossata
l’arte di esistere – esistere malgrado tutto
e di aspettare
E ho chiesto alla polvere
l’arte di cadere
e di lasciarsi sollevare

Ho chiesto alle tarme
l’arte di mordere
e mordere e mordere
e scavare

E ho chiesto alla sciarpa
l’arte di abbracciare
e al costume da bagno
l’arte di inzupparsi
e di asciugare
e all’abito così splendido
l’arte di farmi bella
e di danzare

E ho chiesto
a quella tua vecchia maglia
che ancora conservo
che ancora non riesco a gettare
l’arte del ricordo
l’arte
di lasciarti andare.

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Serie dei muri

Un muro a caso

Abbiamo scelto un muro di casa
a caso lo abbiamo fatto nostro
uno mio uno tuo, personale
senza possibilità di scambio
o intrusione del convivente perché
- fa bene alla coppia – ci hanno detto, ma
al segnale pattuito (che può essere
voce di vicino o suono di campana)
si corre verso un terzo muro:
affiatamento sta nello scegliere
il medesimo, insieme, senza accordi vocali
solo: occhiate, strizzatine, prossemica involontaria
chimica dei corpi, ormoni, perché
- fa bene alla coppia – ci hanno detto ma noi
lo facciamo sbagliato, non ci diciamo
i muri, li litighiamo tutti
- l’avevo scelto io – no, io – no
creiamo tattiche di gioco
raffinate, siamo molto
scorretti, bariamo, invadiamo
i campi, confondiamo
i muri, generiamo crolli
ci divertiamo di più

Il muro di fronte alla stazione

Ha una crepa che si allarga
non per trascorrere del tempo
ma per cattiva e frettolosa fattura
eretto malamente stabile
il suo non sarà un crollo
ma un lento sostegno maldestro
che nasconde la colpa e regge la frattura

al terzo piano una bambina
scopre la meraviglia della corsa verticale
della lucertola, la vita nascosta della crepa
che non basta ma può salvare

Il muro di Clara

Ha staccato il poster con gli elefanti
perché è venuto il suo tempo
lo stesso chiodo regge il corpo di carta
del cantante il passaggio
dal gioco a giocare
qualcosa che ancora non sa
e si domanda come sarà baciare

Il muro del mio scontento

Lo faccio nero
lo riempio di botte
sono un duro
faccio muro contro muro

ma vince lui
la mia ragazza dice – il nero è lugubre
devo dare due mani di bianco
per farlo andare via

Il muro della bocciofila

Fuma e bestemmia
ma in silenzio
come Tonio da un anno
senza corde vocali
gliel’ha prese un cancro
ma lui non ci pensa
va a giocare
butta giù carte e vince
vadano tutti a cagare

Il muro decrepito

Han strappato i peduncoli dell’edera
l’han fatto pulito
prima dicevano vecchio
ora hanno scritto antico
aspetta il miglior offerente
si sente nudo
nemmeno una foglia di fico

Il muro del bagno

Se strofini con acqua e aceto
la macchia viene via
poi però torna
perché lì si trovava bene

quindi la possibilità è unica:
o capisci che è bella
o impazzisci

Il muro sotto il ponte

Gli pisciano addosso
e ci vanno a scopare
la ragazza che appoggiava le spalle
stasera si è graffiata
l’acqua sale lungo l’argine
tutto scorre ma dove scorre?
la pelle della schiena è nera
lui la vorrebbe rivedere

La muraglia marsigliese

Non esiste,
ma pensa dovrebbe,
per via del suono: “mur” “mar”
molto più bello.

Scrive lettere alla Cina
che vengono censurate
prima o poi va là
ruba tutti i mattoni.

Il muro di cartongesso

Della stanza grande ne hanno fatte due
e anche la cellula si è divisa
riempiono il vuoto
fanno spazio
qualcuno deve venire

Il muro della vicina

Rimbomba voci di tivù
lei parla al concorrente
dice che la sapeva
suggerisce risposte sbagliate

lo fa apposta
per fare un dispetto
solo il muro sa
gli altri hanno impegni fuori

I muri della casa del vescovo

Loro,
sì,
hanno
una
tensione
verticale.

Il muro del Paese

Si è deciso che tutti gli altri
non possono entrare:
dentro stanno gli uguali
fuori i diversi
Ma i diversi dicono:
guardate che siamo noi gli uguali
Allora rimangono confusi
escono loro, entrano gli altri:
dentro stanno gli uguali
fuori i diversi
Ma i diversi dicono:
guardate che siamo noi gli uguali
Allora rimangono confusi
escono loro, entrano gli altri:
dentro stanno gli uguali
fuori i diversi
Vanno avanti così da anni
si tengono in forma

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E altre cianfrusaglie # 17 Giugno 2014 – Cronacavera

Daje, daje, sguazza nella cronaca nera, daje addosso al mostro, daje di corone da morto alla vittima, maneggia il dolore altrui, rendilo piatto, piattissimo, telegenico, postabile, fai un sondaggio, dì chi è colpevole, chi non lo è, prenditi la tua piccola parte, scrivi questo post, memorizza le immagini, diffondi l’ultima frase, perché mi fai questo, perché lo fate, perché non lo fate, non lo sopporto, non sopporto proprio chi, le famiglie di plastica, piantatela piantatela, la provincia, il giornalismo, giornalisti sciacalli, avvocati. Siamo anche questo.

 

 

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E altre cianfrusaglie # Se son peperoni, fioriranno

Tu eri convinta, tu cittadina con l’idea del basilico in vaso, tu eri convinta che lì ti crescesse il basilico piantato. E invece la natura se ne fotte di te e trasporta semi di peperone chissà da dove e dopo un inverno passato a domandarsi ”che pianta è che pianta sarà”, ecco che finalmente in un torrido pomeriggio di giugno riesci a capire che hai una pianta di peperone ancorata alla finestra. L’universo tutto se ne sbatte dei tuoi intenti di basilico. Ti porta il peperone, ti porta, a te, sciocca cittadina. E tu sei felice. Perché non dipende tutto da te e dal tuo sbattimento. Le piante, per dire, si fanno i fatti loro, cara cittadina indaffarata. E ti pare una buona notizia.

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E altre cianfrusaglie # Spammazione

Io spammo l’evento
Tu spammi l’evento
Egli tagga la foto del suo evento (e la deve piantare)
Ella tagga la foto dei cazzi suoi (li mortacci sua)
Noi spammiamo l’evento
Voi vi siete rotti le palle (ma provate a organizzare qualcosa e poi capirete che lo spam è necessario)
Essi non pervenuti (a casa a guardare la tele)