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Gioco bouquet

Gioco.

L’altro giorno ho fatto un gioco.
Ogni tanto faccio questi giochi sbloccatesta, quando son giù.
Avevo in mente dei modi di dire e un’immagine, quella del bouquet.
Ho usato questo blocco (frasi + bouquet) come incipit e poi mi sono inventata delle variazioni.
A me son venute queste.
Chi vuole giocare giochi pure qua sotto con le sue.

Bouquet 1 (della sposa rompiballe)

Dei nervi a fior di pelle
di quello scoperto
del punto dove la lingua batte
del dente che duole
del tallone d’Achille
ne hai fatto bouquet:
ora attendi lo sposo
la forma da infilare al dito
l’antidoto in carne da marito.

Bouquet 2 (dell’amante abbandonata)

Dei nervi a fior di pelle
di quello scoperto
del punto dove la lingua batte
del dente che duole
del tallone d’Achille
ne ho fatto (marcito) bouquet:
il mio amore non viene più da me.

Bouquet 3 (dell’avanti tutta)

Dei nervi a fior di pelle
di quello scoperto
del punto dove la lingua batte
del dente che duole
del tallone d’Achille
ne ho fatto bouquet:
da gettare all’indietro
lontano da me
oltre l’ostacolo il cuore
oppure si muore.

Bouquet 4 (della fragilità)

Dei nervi a fior di pelle
di quello scoperto
del punto dove la lingua batte
del dente che duole
del tallone d’Achille
ne ho fatto bouquet:
corolla e foglia
verde e preziosa
dono per te,
la parte più fragile di me.

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IL PROFUMIERE DA CHAT (post scientifico antropologgico sperimentale)

Bene signori e soprattutto signore, questo è un post molto importante di carattere antropologico, un piccolo compendio a seguito di studi approfonditi condotti sul campo con metodo sperimentale. Quel tipo di metodo denominato “bell’esperimento di merda, passerei ora ad altro”.
Voi sicuramente conoscete la categoria antropologica del PROFUMIERE, ebbene, c’è un nuovo esemplare, nato dalla involuzione della specie a seguito dell’interazione uomo-macchina. Si tratta del PROFUMIERE DA CHAT (da qui in poi PDC).
Ora, esistono due tipologie di PDC: quello passivo e quello attivo.
Sul primo, donne, non è che si può dire molto se non: oh, te lo sei andato a cercare tu, smettila e passa al prossimo. Senza giudizio eh? Chi di noi non si è fatta tentare dal CPDT (ci provo da tastiera). E’ tutta salute. Capita. Però devi accettare la possibilità della sola. Ritenta, non è detto che sarai più fortunata, ma tu ritenta, non si sa mai, poi magari, valuta anche l’interazione lontana dalla macchina.
Vorrei invece concentrare la mia attenzione sul secondo tipo, quello attivo.
Il PDC attivo ti cerca lui.
Ti chatta.
Tu eri lì che brucavi nel sereno prato dei cazzi tuoi e lui arriva e ti chatta.
All’inizio magari non te lo caghi, ma piano piano, il PDC s’insinua nelle tue sinapsi sfruttando il tuo istinto secondario di chattatrice. E una cosetta di qua, una frasetta di là, ecco che ti balena il pensiero “OH CHE PERSONA INTERESSANTE”, che sappiamo benissimo, lo so io, lo sai tu amica, che corrisponde a quando l’eroina del film horror chiaramente NON DEVE APRIRE QUELLA MALEDETTA PORTA O AFFITTARE QUELLA STUPIDA CASA INFESTATA DAI DEMONIETTI

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Con cosa sto bene?

Come l’arancione con l’azzurro
l’accostamento del tono di verde sul verde più chiaro
io sto bene con lo sbriciolare del biscotto
al tavolino del luogo illuminato
lungo lo stelo che cresce e nel racconto dell’esistere delle cose
fra occhio e occhio
nel meccanismo di gioco
fra emissione e ascolto, nel farsi della parola
con il movimento dei raggi della ruota
e poi qui.

Vestire i miei panni
non chiedo molto altro
poterli poi di tanto in tanto mutare
svestirmi del fuori
a costato aperto
rimanerti di fronte, sottopelle
rossa e blu.

Un superpotere

Pensavo che.
Una cosa che ho imparato è: non vergognarmi del bisogno d’amore, di sentirmi unica e desiderata, in tutti i sensi e ambiti possibili.
Tutti vogliono essere amati, tutti.
Tutti vogliono essere apprezzati, tutti vogliono essere scelti per ciò che sono.
E tutti tutti, nessuno escluso, rispetto a questi bisogni (e a molti altri), è vulnerabile.
Così quando la mia vulnerabilità mi pare vergognosa, vado in giro, guardo la gente e penso.
La verduraia che ce l’ha sempre con tutti: vuole essere amata ed è vulnerabile.
Il barista fico che se la tira: vuole essere amato ed è vulnerabile.
Il prof delle superiori stronzo fascista che avevo, pure lui: vuole essere amato ed è vulnerabile.
Fassino, Appendino.
Il tuo collega che sa sempre tutto.
Il presidente della fondazione di sti cazzi.
Gli attivisti duri e puri.
I ribelli a parole.
Il poetone.
Tutti, nessuno escluso.
Per quanto si faccia finta, tutti ce ne andiamo in giro con la nostra vulnerabilità e i nostri bisogni.
E per quanto mi riguarda, saperlo, è un superpotere.

DA “DIALOGHI CANTATI CON IL MIO CUORE” 2

Mio cuoooore tu stai soffreendo
coo-sa posso fare peeer te?

Altro.
Fai altro.
Grazie.

Da “Dialoghi cantati con il mio cuore”
Ed. Cantachetipassa
Collana: Stronzatine in leggerezza

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Il naso e le braccia tagliuzzate che però sono una storia sola.

Sono andata alla mostra. C’erano poche persone nello spazio della mostra, così li ho notati subito appena arrivati perché la madre si è messa a parlare forte, più forte di quel sacrosanto modo educato che si usa per parlare alle mostre – sacrosanto che in effetti ci vuole concentrazione alle mostre per vedere e leggere le cose che scrivono sui muri. Così il tono di voce della madre, troppo alto, mi ha distratta. Ho girato la faccia per vedere da dove veniva quel parlare e li ho visti. Lì per lì non mi sono accorta di nulla, erano troppo lontani, ero troppo concentrata sul mio essere infastidita e avevo fretta di riprendere a leggere ciò che stavo leggendo e guardare ciò che stavo guardando con tutte quelle connessioni mentali veloci e molto piacevoli che ti vengono quando percorri i percorsi delle mostre.
E’ stato dopo. Quando la ragazzina mi è passata davanti.
E poi il padre. E poi la madre, accoppiati.
E’ stato lì che mi sono accorta dei nasi.

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Perché possa andare fuori

La persona
va per la strada
va al mare
va al lavoro
va al bar
va nella barca
va sull’aereo
va nella farmacia
va nei paesi
sulle montagne
va altrove.

Poi torna.

Dove abita il tuo sguardo, persona?
Le domanda qualcuno.

La persona ripone nella casa lo sguardo.

E la casa è sé ed è l’altro.

La casa è la voce che fa la domanda,
è il corpo che custodisce lo sguardo da dentro
perché possa andare fuori.

Da “Dialoghi cantati con il mio cuore”

Mio cuoooore tu stai soffreendo
coo-sa posso fare peeer te?

Niente, grazie, percaritàdiddio non fare più niente! Direi che hai già fatto abbastanza. Come se avessi accettato.

Da “Dialoghi cantati con il mio cuore”
Ed. Cantachetipassa
Collana: Stronzatine in leggerezza

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Succederà, sta già succedendo…

E’ iniziato l’anno nuovo. C’è il capodanno e c’è il primo settembre che è un’altra forma di capodanno.

Come tutti faccio i buoni e i cattivi propositi dell’anno.

E faccio anche i progetti per l’anno nuovo.

Qui il calendario dei prossimi appuntamenti fino a dicembre. Ne mancano molti ed è in via di definizione.

Dunque tenetelo d’occhio e se volete propormi date scrivete qui: signoradeicalzini@gmail.com

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Pagina corsi!

E’ on line la pagina corsi.

Perché, come, dove, quando.

Trovate tutto qui sulle questioni generali.

E qui per i corsi attivati per quest’anno.

Se invece volete attivarli per voi soli soletti, per un’associazione, un gruppo, una libreria, una classe, scrivetemi: signoradeicalzini@gmail.com

Che hai da guadare?

Hanno messo vestiti di velluto e berretti nelle vetrine.
E sul fiume ricomincia il rito delle foglie a cadere.

Il rimprovero
immagino, di un passante che mi guarda scuro
per questo rinnovato
pensare alla stagione:
Cos’hai da stupirti ancora? Sempre viene e di te non si cura.

Sarà che siamo esseri nel tempo
sarà che ti penso
come cosa che trascorre via
sarà che mi ha salvata sempre
questa meraviglia mia.

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Versi d’estate 2

L’arte estesa del mare
L’estro eterno del mondo
Lentamente l’affondo
L’emersione l’incanto

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Fine agosto

Ritiro la maschera
che fa vedere nell’acqua
i pesci
e con lei
qualcosa della stagione
che fa risplendere sul corpo
la luce.

La indosso.

La maschera non mostra – e ci speravo –
qualcosa di ciò che sta per venire – nemmeno appannato.

Sono un sommozzatore di fine stagione.

Un’apnea casalinga.

Un nuotatore in cucina.

Anfibio spiaggiato senza battigia.

Una forma di vita sciocca
che oppone resistenza al tempo
che viene.

Da qualche parte una madre chiama
dai, dice, dobbiamo andare.

Penso che a casa ho un sacchetto di biglie
dei sassi
voglia di giocare.

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Formula semplice scaccia idiozie per bambine anche grandi

Alto
lungo
bruno
bianco
pieno
tondo
cicciottello
il tuo corpo
è
molto
bello.

Scemenze

Ritrovamenti.
Come sfogliare i tuoi appunti può aiutarti a comprendere che a tratti puoi essere davvero una brutta persona (ma saggia, innegabilmente saggia):

Ogni donna
prima o poi
ha bisogno
di un toy boy.

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San Lorenzo, i desideri e le visioni

San Lorenzo. Arriva la notte per esprimere desideri. Questa è una bacchetta magica vera e potente. La userò stanotte come ogni giorno perché faccia la magia che tutti possiamo fare: quella di trasformare i desideri e i sogni in visioni verso cui tendere, per le quali progettare costruire, muoverci e realizzare mentre il flusso delle cose ci porta con sé nelle strade di questo vecchio, contraddittorio e vivo mondo.
Coltiviamo l’arte della meraviglia e delle passioni, amici.
E buona estate a tutti!

Foto di Guido Mencari

Sul treno, mentre penso alla gioia di certi giorni e poi a quando viene il dolore

Non credo il punto sia
la felicità

Ma la pienezza del nostro
passare

Il punto è tondo

La relazione con il mondo

Ha luce bassa oggi la mattina
non rimbalza luccichii sulle cose
ed è, questa, una buona dimensione del tempo

osservare l’orizzontale il verticale
l’insetto sui bordi dei vasi
e tutto il suo cercare

ferma, tu, occhio, iniziare un giorno
sentire la tentazione di sempre
poter trattenere qualcosa, il desiderio, l’infanzia
oh fermalo, fermalo per me, fammene dono

l’aria eppure sempre si muove, ed è
una buona lezione del tempo

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Di pioggia e azzurro

Mi costruisco una domenica
con tratti di pioggia e azzurro
ne prendo pezzi da libri
pezzi da me
e anche pezzi da te
che passi sotto le mie finestre
tutto tenuto insieme dal tempo
vuoto
che non voglio riempire
ma giocare nelle stanze
chiare

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Prime volte e femmine folli

Stamattina su Il Manifesto insieme alle tante cose che accadono e si dicono e si pensano a questo mondo c’è anche un articolo su di me e sull’ultimo libro che ho scritto. Confesso senza pudore alcuno e con tutta la contentezza delle prime volte che è la mia prima volta su un quotidiano nazionale e son contenta che proprio questo sia il quotidiano. Poi c’è il fatto di essere nella rubrica FemmineFolli e last, ma veramente non least, anzi, for first, c’è quello che scrive Fabiana Sargentini, che ringrazio di cuore, (e il fatto che sia lei a farlo). Un “Vorrei averle scritte io quelle parole” messo nero su bianco da una donna in gamba fa sentire un certo qual calore. Si scrive anche per desiderio di condivisione e certe cose te lo fanno sentire.
Quindi, in sintesi, quello giallo è il mio autoritratto di oggi con sorriso.

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Percorsi: dal gelsomino all’archivio

Una cosa che mi piace molto delle vite delle persone nelle case sono i loro percorsi di solitudine, la solitudine quella bella.
Mi spiego.

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Filastrocca notturna e un poco sciocchina della felicità di stare al mondo in una notte d’estate

Voglio fare tutto per bene
onorare i disastri e le catene
tentare strade, deviarle fino in fondo
danzare al fuoco di stare a questo mondo
e voglio l’alto il profondo il tondo il pieno
il freddo il caldo l’antidoto e il veleno
voglio l’arresto la malinconia
la corsa pazza l’amore l’allegria
finché mi resta un briciolo di vita
lanciarla in aria giocare la partita

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Post lungo su tutte le cose che so sulle maestre

Qualche anno fa ho aperto un gruppo su facebook che si intitola figli di maestra. Era un gioco nato con altri amici figli di maestra. Essere figli di maestra significa sapere tutte delle cose su un mondo, che è quello delle maestre, verso il quale io, figlia di maestra, e altri figli di maestra che conosco, nutriamo una serie di sentimenti che sono in definitiva di simpatia e affetto. Un mondo dal quale ci viene anche una buona dose di divertimento quando ce lo descriviamo a vicenda. Il divertimento è quello che si prova per le cose che sono famigliari, quella roba che è “casa”, quelle cose che appartengono alla tua infanzia, al tuo lessico famigliare, al tuo clan, che ti fanno incazzare e ridere come solo il tuo clan ti fa incazzare e ridere insieme, quella roba che prendi in giro perché è tua ma che difenderesti selvaggiamente da un eventuale denigratore con tutto il suo carico di pregi e difetti, soprattutto i difetti: sono difetti, ma sono quelli del mio clan e ci tengo!
 
Ecco, quindi, in virtù della mia conoscenza approfondita ed esperienza sul campo, del mio titolo di creatrice del gruppo “Figli di maestra”, a puro titolo esemplificativo e non esaustivo, alcune caratteristiche, diciamo pregidifetti, di mia mamma e molto comuni fra le maestre, con la consapevolezza che generalizzare non…
Sì vabbè, comunque le maestre che conosco (e ne conosco) sono così:
– le maestre parlano a voce molto alta, non solo in classe, le maestre tendono a parlare a voce alta sempre
– esse sono capaci di fare lo scan-di-to come nessun altro al mon-do
– inoltre sono bravissime a far fare la fine di…
di?
di fra…
di fra…?
di frase!
Sono bravissime a far fare la fine di frase agli altri
– esse gesticolano molto, poiché le cose debbono essere CHIARE e comprese da TUTTI, esse ti spiegano BE-NE
– esse sono capaci di stare nel caos dei bambini e inoltre lo generano e lo dominano al contempo, esse sono figlie e madri del caos, hanno più occhi e bocche degli altri esseri umani ma al contempo esse sono distratte; hanno superpoteri di distrazione dovuti al loro essere figlie e madri del caos

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